Origini, storia e significato del giorno della festa dei morti


La storia della Festa dei morti trae origine dal tentativo della Chiesa Cattolica di arginare la diffusione di alcuni riti pagani che, nonostante il Cristianesimo si fosse imposto in buona parte del mondo allora conosciuto, erano rimasti quali credenze popolari.

Infatti erano ancora molto diffusi i riti romani che celebravano la morte e la quiete della natura, quali i Parentalia e quello celtico della “notte di Samhain, cioè la tradizione che la notte compresa tra il 31 ottobre ed il 1° novembre le anime dei defunti, tornassero dall’aldilà sulla terra. In questo clima l’abate benedettino di Cluny, varò una disposizione perchè tutti i monasteri della sua congregazione celebrassero il 2 novembre quale Festa dei morti. Questa iniziativa ebbe un successo tale che presto si diffuse in tutta la Chiesa.

La Festa dei Morti ci insegna che i nostri avi non temevano la morte ma la consideravano necessaria come maturazione di una vita trascorsa che non finiva con questo evento e che con le tradizioni si rendeva armonica la coesistenza di vivi e morti, si abituava al ricordo, si ripercorrevano le storie familiari, si creava un tessuto di raccordo.

Noi a Lucera la chiamiamo Festa e non Commemorazione dei defunti, perchè non è un giorno di lutto, ma una giornata felice in cui le tavole di ogni casa si riempiono di sapori ed i cimiteri si riempiono di fiori.

Era e rimane un evento gioioso e sereno che serve ad incontrare i nostri cari che non ci sono più. Inoltre in questo giorno la Chiesa celebra il mistero della Resurrezione di Cristo che apre a tutti la via della resurrezione futura. Quale migliore citazione da dedicare alle persone care che non ci sono più, se non quella di Henry Scott Holland: “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace“.

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Lino Montanaro

"Dialettando" è una rubrica di Lino Montanaro che ha raccolto prima nella sua memoria e poi in appunti, proverbi, modi di dire, espressioni tipiche lucerine, pillole di saggezza popolare, tramandate di generazione in generazione. [biografia]

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