Angolo della poesia dialettale lucerina: “U ‘NZENZUSE”, poesia di Costantino Catapano


Lino Montanaro e Lino Zicca, hanno pensato di proporre all’attenzione dei lettori poesie dialettali di numerosi autori lucerini.

Queste, insieme a quelle dell’avvocato Enrico Venditti, costituiscono parte del patrimonio culturale della nostra città.

sudicione

Qui di seguito, la poesia “U ‘NZENZUSE“, poesia di Costantino Capatano.

U vide sèmbe lampe-lampe, a zùnze scòle da tutte vànne;
i gènte u ‘ndènnene strazza-kappe, chi u vède u skanze, se ne scappe.
De lavàrese, arrasse sije, a fatte asciarre ca pulezìje.
Cucchiare e fercine non vole ausà pecchè chi mane adda magnà.
Se ‘nzunzejèje, da capa a u pède, e nen te diche cume fète;
chi probete l’add’avvecenà, u nase, c’a mullètte, s’adda uppelà.

TRADUZIONE IL SUDICIONE
Lo vedi sempre pieno di macchie, la sporcizia gocciola da ogni parte; le persone lo giudicano un pezzente, chi lo vede lo evita, se ne scappa.
Di lavarsi, lontano sia, ha litigato con la pulizia. Cucchiaio e forchetta non vuole usare, perché con le mani deve mangiare. Si insudicia, da capo a piedi, e non ti dico come puzza; chi proprio lo deve avvicinare il naso, con la molletta per i panni, si deve tappare.

COMMENTO
Costantino Catapano con questa poesia non dipinge un personaggio specifico, ma un personaggio tipo. Quello del sudicione, personaggio di un periodo passato, che forse era tale per le condizioni di miseria in cui era costretto a vivere più che per un suo modo di essere. Il personaggio è dipinto con parole e frasi precise e chiare, com’è nel stile del poeta.

Una rubrica di Lino Montanaro e Lino Zicca

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