Dialettando 144 – Modi di dire Lucerini


Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 144

A Lucera non si dice “Sei sempre a poltrire tutto il giorno; e se ti dessi da fare anche tu?” ma si dice
– “STÁJE SÈMBE JETTÁTE CÚM’E ‘NA VÁRDA VÉCCHJE, SI FACIARRÌSSE PÚRE TU ND’O MACENÌLLE?

A Lucera non si dice “Pur potendo fare una scelta razionale, se ne effettua una particolarmente svantaggiosa” ma si dice
– “CAGNÀ L’ÚCCHJE P’A CÓDE

A Lucera non si dice ” Hai la coscienza sporca perché hai commesso qualcosa di grave di nascosto” ma si dice
– “SAND’ANNE U SÁPE CHI TÉNE I RECCHJÍNE!

A Lucera non si dice “ Lo incontri dovunque, è una persona insopportabile che è sempre tra i piedi” ma si dice
– “ASSEMÈGGHJE A MMERCULEDÌ AMMIZZ’A SETTEMÁNE, CRÈSSCE CUM’E ‘A MALÉREVE

A Lucera non si dice ” Una esclamazione innocua per non pronunciare una grave bestemmia” ma si dice
– “MANNÁGGE U PATATURCHE!

A Lucera non si dice ” Non conviene risparmiare troppo perché alla fine ci sarà qualcun altro a goderne i frutti” ma si dice
– “ ‘CHI TTROPPE SPARÁGNE, VÉNE ‘A GÁTTE E S’U MÁGNE

A Lucera non si dice ” Dove c’è spazio ci si sistema tutti” ma si dice
– “SE TE VÁJE A SENDÌ ‘A MÈSSE ‘A CHJÍSA GRÁNNE, TRUUVE SÈMBE ‘NA SEGGJE

A Lucera non si dice “Uomo a fare i mestieri di casa, donna sempre a spasso“ma si dice
– “TACCHERE ‘NGHIÚSE, FRÈVELA FÓRE

A Lucera non si dice “Hai sempre la testa fra le nuvole e non ti accorgi di quello che succede intorno“ ma si dice
– “SSCITETE CARULÌ CA L’AREJE E’ DDOCE

A Lucera non si dice “ E’ il saluto ipocrita di una persona che ti ha fatto del male “ ma si dice
– “U BBÁCE DE GGIÚDE!

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

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Informazioni Autore

"Dialettando" è una rubrica di Lino Montanaro che ha raccolto prima nella sua memoria e poi in appunti, proverbi, modi di dire, espressioni tipiche lucerine, pillole di saggezza popolare, tramandate di generazione in generazione. [biografia]

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