Dialettando 154 – Modi di dire Lucerini


Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 154

A Lucera non si dice “Puoi dire addio a ciò che hai prestato!” ma si dice
– “STÁTTE BBÙNE QUACQUARÍLLE!

A Lucera non si dice “Quando guardi chi sta peggio, capisci che tutto sommato sei fortunato “ ma si dice
– “NÚJE CE MAGNÁME I SALATÍLLE, QUILLE ARRÉTE SE MAGNÁME I SCORZE

A Lucera non si dice ” È una persona che agisce con cautela e circospezione in ogni occasione” ma si dice
– “STÁCE SÈMBE CÚM’UA VUCÍLLE SÓP’A FRONNE

A Lucera non si dice “Chi agisce con comportamenti che non sono propri, si trova a disagio “ ma si dice
– “CHI NEN TÉNE MÁJE I MUTÁNDE, QUÁNNE SI MÈTTE SE CÁCHE SÓTTE

A Lucera non si dice ” È una persona che si arrabbia facilmente” ma si dice
– “NGE PÚJE DÌ NÍNDE, S’ATTÁCCHE SÙBBETE CÚM’E BBUJANÍLLE

A Lucera non si dice ” Non sei capace di fare il tuo lavoro” ma si dice
– “DA ‘NA MANDÈLLE NEN POTE ASSCÌ NU CUPPULÍNE

A Lucera non si dice “Preferisco tacere altrimenti non rispondo di me” ma si dice
– “FÁMME STÀ CÍTTE, SENNÒ DICHE SPREPÚSETE

A Lucera non si dice “Ha le gambe particolarmente storte e curvate“ ma si dice
– “TÈNE ‘I COSSE A TARÁLLE, CE PASS’AMMÍZZE ‘A FERRUUÍJE

A Lucera non si dice “Non sa fare niente e fa pure il pignolo“ ma si dice
– “NEN TÉNE PÍLE MBÁCCE E VÁCE A SFOTTE U VAREVÍRE

A Lucera non si dice “Chi va contro l’opinione corrente avrà sicuramente dei fastidi“ ma si dice
– “CHI PISSCE CONTRAVÍNDE, SE MBONNE ‘U CAVEZÓNE

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

 

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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Informazioni Autore

"Dialettando" è una rubrica di Lino Montanaro che ha raccolto prima nella sua memoria e poi in appunti, proverbi, modi di dire, espressioni tipiche lucerine, pillole di saggezza popolare, tramandate di generazione in generazione. [biografia]

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