Dialettando 191 – Modi di dire Lucerini


Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 191

A Lucera non si dice “Trovarsi in situazione di estremo pericolo ma venirne fuori fortunatamente ” ma si dice
– “VEDÉ ‘A MORTE CHE L’ÚCCHJE

A Lucera non si dice “Cammina a stento a causa delle sue precarie condizioni di salute “ ma si dice
– “QUILLE STÁCE ALÉRTE PE SCUMMÉSSE

A Lucera non si dice “Ha beneficiato da una situazione senza averne merito” ma si dice
– “È JÚTE MBARAVÍSE SCKITTE PE DESGRAZEJE

A Lucera non si dice “Quella ragazza, nonostante il freddo, veste leggero“ ma si dice
– “QUÈLLE S’ADDEFRÉSCKE U PARATÚRE

A Lucera non si dice ” Gli irresponsabili fanno quello che gli pare mentre agli altri tocca rassegnarsi ” ma si dice
– “ ‘I FÈSSE VATTENE E I BBÙNE ABBUSCKENE

A Lucera non si dice ” Ti mollo due cazzotti in faccia “ ma si dice
– “MÒ TE DÈNGHE DUJE CHETÚGNE MBÁCCE

A Lucera non si dice “Ti sei fatto ridicolizzare da un uomo che non vale niente” ma si dice
– “TE FÁTTE FRECÀ DA QUILLE SORTE DE NNUMALÈNDE

A Lucera non si dice “È un medico impreparato e poco capace a svolgere la sua professione” ma si dice
– “CHE BBÈLLE MÍDECHE, À STUDIJÁTE SÓP’A NU LIBBRE CAPESÒTTE

A Lucera non si dice “Oggi avverto uno strano malessere, mi si piegano le gambe “ ma si dice
– “OGGE STÉNGHE CRIJÚSE, ME SÉNDE SGHENUCCHJÀ

A Lucera non si dice “Non perdere tempo con quella megera, dalla sua bocca escono solo parole che feriscono“ ma si dice
– “LASSALA PÈRD’A QUÈLLA JANÁRE, TÉNE ‘A VOCCHE CÚM’E ‘NA SARÓLE DE VULÍVE SSFÁTTE

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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Informazioni Autore

"Dialettando" è una rubrica di Lino Montanaro che ha raccolto prima nella sua memoria e poi in appunti, proverbi, modi di dire, espressioni tipiche lucerine, pillole di saggezza popolare, tramandate di generazione in generazione. [biografia]

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