Dialettando 210 – Modi di dire Lucerini


Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 210

A Lucera non si dice “La qualità lavorativa di un artigiano dipende anche dagli attrezzi che usa “ ma si dice
– “U MASTRE BBÙNE U FACE ‘A CUCCHJARE

A Lucera non si dice ” Il vestito confezionato gli va troppo largo” ma si dice
– “ QUILLE VESTITE FÁTTE E BBÙNE, I VÁCE CACÁNNE!

– A Lucera non si dice “Sei un perfetto buono a nulla” ma si dice “NZI BBÚNE MANGHE A SCKATTÀ L’ACQUE!

– A Lucera non si dice “Sono finito in un grosso guaio, sono disperato” ma si dice “SÒ CAPETÁTE C’U MÚSSE DÍND’A MMÈRDE, PEGGHJARREJE U MÚRE A’ MUZZECHE

– A Lucera non si dice “La sfiga perseguita sempre i più sfortunati “ ma si dice “‘MBACCE O’ CAVEZÓNE STRAZZATE SE MÉNENE SÈMBE I CANE

– A Lucera non si dice “È un bambino molto vivace e sveglio nei modi e nel carattere “ ma si dice “ÉJE NU CRIJATÚRE C’U L’ÚCCHJE MARIJÚLE

– A Lucera non si dice “È dovuto tutto alle mie capacità e alla mia abilità “ ma si dice “ÈSSCE TUTTE SÓP’A L’ÓGNA MÍJE

– A Lucera non si dice “Perbacco, non immaginavo che eri così permaloso e facile ad offenderti!“ ma si dice “E CHE CACCHJE, MANGHE T’AVÉSSE AFFUCATE U CRIJATÚRE ND’A’ NACHE!

– A Lucera non si dice “Il suo bucato non è mai lavato bene “ ma si dice “QUÁNNE SPÁNNE, I LENZOLE PARENE PÈZZE DE CÁNDRE

– A Lucera non si dice “È un uomo con una moglie troppo generosa “ ma si dice “TÉNE NGÁPE CCHIÙ CORNE CHE CAPÍLLE

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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Informazioni Autore

"Dialettando" è una rubrica di Lino Montanaro che ha raccolto prima nella sua memoria e poi in appunti, proverbi, modi di dire, espressioni tipiche lucerine, pillole di saggezza popolare, tramandate di generazione in generazione. [biografia]

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