Sfogliando – Detti e Contraddetti…così per dire: “QUÁNNE SE ROMBE U SPÈCCHJE ..”. Tutti i riti della tradizione lucerina per proteggersi dal malaugurio


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

” QUÁNNE SE ROMBE U SPÈCCHJE È MALAGURÈJE “

scongiuri, tutti i riti contro il malaugurio a LuceraTraduzione: (Quando si rombe uno specchio è malaugurio)

Significato:  “Lo specchio era ritenuto l’oggetto magico per eccellenza perché capace di duplicare le cose e le persone. Infrangere l’immagine riflessa era un po’ come uccidere o procurare del male a una persona”

Curiosità:  “Le credenze popolari e le superstizioni, che fanno parte della storia lucerina come del Paese, hanno le loro radici nel passato più lontano. Esse, tramandate oralmente da generazioni a generazioni come identità culturali profondamente radicate nella nostra civiltà contadina, rappresentano una sorta di rassegnazione al compimento di un destino inesorabile, dal quale era possibile difendersi solo facendo appello al soprannaturale. Per rendersene conto basta leggere le azioni, di seguito riportate e sono solo alcune, suggerite dalle più diffuse superstizioni e credenze popolari

per proteggersi da eventi ritenuti di malaugurio:
• far cadere dell’olio era segno di disgrazia (sètt’anne de uàje), e per annullarne gli effetti sfavorevoli occorreva versare del sale;
• la ragazza che indossava, anche per scherzo, l’abito da sposa di un’altra correva il rischio di non sposarsi più;
• i panni dei neonati non ancora battezzati non dovevano mai essere stesi al tramonto per farli asciugare, altrimenti i neonati potevano essere vittime dei “pandásme (fantasmi) ”. Se per errore ciò avveniva, bisognava buttare un po’ di zucchero nel fuoco per scacciare i “pandásme“;
• avvertire una sensazione di prurito al naso indicava che qualcuno/a ci stava desiderando (Prudíte o’ náse: pizzeche, muzzeche e vváse);
• portava sfortuna vedere passare il carro dei morti senza una bara perché chi lo vedeva correva il rischio di riempire il carro quanto prima;
• la notte di Capodanno, per liberarsi di preoccupazioni e affanni e per auspicare fortuna, bisognava buttare oggetti vecchi dalla finestra, mangiare lenticchie e 12 acini di uva nera o datteri;
• se si sentiva un sibilo all’orecchio sinistro, qualcuno ti stava lodando, se lo sentivi al destro, qualcuno sta sparlando di te (frisscke de rècchje a máne mánghe, ‘u córe stáce fránghe, frisscke de rècchje a máne rítte u córe stáce afflítte);
• regalare un fazzoletto era un gesto malaugurante perché si chiamavano lacrime e disgrazie. Per eliminarne l’effetto sfavorevole bisognava contraccambiare il regalo con una monetina;
• rovesciare il vino sulla tavola era ritenuto, invece, un evento di buon auspicio;
• era noto che la forma della pancia determinasse il sesso del nascituro, se essa era rotondeggiante sarebbe nato un maschio, se avesse avuto forma appuntita sarebbe nata una femmina;
• era molto pericoloso contare le monete sul palmo della mano, poiché si riteneva che la persona che lo faceva avrebbe vissuto tanti anni quanti erano i soldi contanti;
• non bisognava mai passare sotto una scala appoggiata al muro perché era causa di sventura. Infatti, la scala forma un triangolo, che è il simbolo della Trinità, e passarci sotto è una grave mancanza di rispetto. Bisognava sputare sulle proprie scarpe se proprio si era costretti a passare;
• era cattivo presagio se le forbici cadevano a terra; per annullarne gli effetti negativi, prima di raccoglierle, bisognava posarvi il piede sopra;
• bisognava fare ogni forma di scongiuro se un gatto nero attraversava la strada che si stava percorrendo, perché portava sfortuna. Per allontanare il pericolo bisognava cambiare strada o attendere che qualcuno transitasse per primo dove il gatto era passato;
• rompere uno specchio condannava a 7 anni di sfortuna. Il rimedio era almeno singolare: bisognava recarsi al cimitero più vicino, toccare una lapide con un pezzo dello specchio rotto e ridurre in polvere tutti gli altri frammenti;
• il letto degli sposi doveva essere preparato da due giovani donne nubili, mentre due candele erano accese. Durante la cerimonia era indispensabile non far spegnere le candele. Se ciò succedeva era segno di un brutto presagio.
• il posarsi di una civetta (cuccuvája) sul tetto di una casa era reputato causa di sventura o di malaugurio, se non di morte.

La lista delle superstizioni e credenze popolari non si esaurisce con quella sopra riportata, perché ne esistono tante altre. Nonostante, ai nostri tempi, le superstizioni siano in larga parte superate, esse sono dure a morire e possono trovare terreno fertile in un’epoca, come questa attuale, in cui il futuro è una vera incognita.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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