Sfogliando – Detti e Contraddetti…così per dire: “FÀ ‘A PRIMA CUMENIJÓNE”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

” FÀ ‘A PRIMA CUMENIJÓNE”

prima comunioneTraduzione: ( Fare la Prima Comunione)

Significato:  “Uno dei ricordi più vivi che ci lega all’infanzia; una tappa importante. ”

Curiosità:  “Nonostante la Prima comunione sia un momento liturgico, negli ultimi tempi è diventata un inno al consumismo, per la quantità, il costo dei regali e per i festeggiamenti che sono diventati dei grandi eventi, un’occasione quasi mondana. In passato, invece, la Prima comunione e la Cresima, in una Lucera segnata da una forte identità religiosa, erano prevalentemente un evento religioso per i bambini e le loro famiglie. In preparazione della Prima Comunione e della Cresima si seguivano, sotto la guida di una catechista (‘a segnurine bbezzoche), lezioni di catechismo (‘a duttríne) con domande e risposte da imparare a memoria (‘a cambanèlle) che vertevano sull’insegnamento di Dio e della Chiesa e nell’imparare i dieci comandamenti. Il bambino o la bambina per poter ricevere la prima comunione e la cresima dovevano essere accompagnati dal padrino o dalla madrina (u Cumbáre e ‘a Cummáre ) che avevano accettato l’impegno richiesto loro dai genitori. A volte erano persone influenti e conosciute in città, spesso erano parenti. Importante era l’abito ( u vestíte d’a prima comunijóne ) che, il più delle volte, era tagliato e cucito in famiglia; raramente il lavoro era affidato a sarte o sarti. Perciò dalla qualità e dal confezionamento dei vestiti si notava la classe sociale di appartenenza dei bambini e delle famiglie. I bambini indossavano un completo di giacca, pantaloni (corti o lunghi), camicia bianca, cravatta o papillon; sulla manica della giacca era appuntata una fascia bianca. Le bambine indossavano abiti bianchi tipo sposina, confezionati in organdis e rifiniti in trina, scarpine bianche e velo o coroncina in testa. Dopo la cerimonia, gli abiti venivano accuratamente conservati perché sarebbero serviti per il fratello, la sorella, i cugini e i figli degli amici di famiglia. Il giorno prima della cerimonia i bambini si confessavano (cumbessà i peccáte) e ciò era vissuto con timore perché dovevano raccontare al confessore i peccati mortali e veniali che pensavano ingenuamente di aver commesso. Ma a sette o otto anni non c’erano peccati commessi e quello che si raccontava era di non aver sempre ubbidito ai genitori. A questo punto il confessore partiva con la filippica sui sacrifici fatti dai genitori e i bambini si sentivano grandi peccatori. Le cerimonie di prima comunione e cresima si tenevano in maggio e giugno, alla presenza del vescovo della diocesi. I bambini entravano in chiesa e in processione raggiungevano i primi banchi situati di fronte all’altare maggiore della Chiesa, seguiti dal padrino e dalla madrina. I momenti più belli della cerimonia erano ovviamente la somministrazione dell’ostia eucaristica e della cresima. Alla fine della cerimonia, dopo che il parroco aveva regalato a ogni bambino un santino in ricordo o una medaglietta in alluminio (de stagnarílle), le catechiste portavano i bambini o sull’altare o fuori dalla chiesa per la foto ricordo. Un tempo le bambine e i bambini che facevano la prima comunione erano festeggiati in famiglia dai loro parenti e dai padrini, con un pranzo fatto in casa, oppure con un rinfresco, anche questo fatto in casa, con frù-frù, amaretti e gli sciù, accompagnati da vermouth, marsala e, soprattutto, rosolio. I regalini consistevano in libricini bianchi di chiesa con la copertina di madreperla, coroncine sempre di madreperla, una stilografica di madreperla bianca o simile con il pennino dorato e, per i più fortunati, qualche medaglietta d’oro, collanine, braccialetti e orecchini. I bambini che avevano fatto la prima comunione partecipavano quell’anno stesso alla processione del Corpus Domini”


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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