Psicologia: Il training autogeno


arianna pedone psicologa luceraSalve a tutti.

In questo periodo ricevo molte richieste di sedute di training autogeno. Sempre più spesso infatti arrivano pazienti con questa specifica domanda e nella totalità dei casi la sintomatologia riportata da chi me ne fa richiesta riguarda un forte stato ansioso. Dell’ansia avevamo già parlato e forse avevo anche accennato al training autogeno come possibile trattamento. Questo non vuole essere assolutamente sostitutivo della classica seduta psicoterapeutica, semmai è uno strumento che romanticamente mi permetto di regalare ai miei pazienti affinché trovino un modo efficace di gestire l’ansia.

Io stessa ho beneficiato dei suoi effetti durante il corso preparto. Lo sapete, la gravidanza è certamente un periodo bellissimo, ma porta con se tutta una serie di fastidi che il training autogeno aiuta a gestire in maniera soddisfacente. Faccio sempre ridere i miei pazienti quando gli racconto che in sala travaglio avevo nelle orecchie le cuffiette con il canto delle balene o i rumori del bosco e nel frattempo praticavo la respirazione lenta e profonda, che devo dire mi ha aiutato molto a sopportare le contrazioni e a mantenere un barlume di controllo in quei momenti cruciali.

Senza dilungarci sulle origini di questa pratica, che volendo potete reperire tranquillamente sul web, mi interessa maggiormente spiegare come questo metodo sia utile a creare uno stato di rilassamento mentale e corporeo.

Il legame tra mente e corpo è lungamente stato assodato dalla medicina, spesso sentiamo parlare di malattie psicosomatiche, cioè quando un malessere di origine psicologica da vita ad un malessere fisico. Per fare un esempio alla portata di tutti ed inerente a questo articolo, l’ansia tra i suoi sintomi riporta tachicardia, dolori addominali, disturbi del sistema gastrointestinale, eccessiva sudorazione etc etc, tutti sintomi fisici.

Da tale presupposto, appunto, trae spunto questa tecnica di rilassamento.

Sostanzialmente, l’induzione cosciente, a livello fisico, di risposte ad uno stato di quiete, come ad esempio una respirazione lenta e profonda, provoca un beneficio sia sul piano della percezione del proprio livello emotivo, sia sul piano corporeo inducendo altri parametri (ad esempio il battito cardiaco) a raggiungere il medesimo stato di quiete. Per rendere quanto detto più accessibile faccio un esempio: il rilassamento provoca una sensazione di calma a livello mentale, contemporaneamente si riduce e regolarizza il battito cardiaco, restituendo alla mente un effettiva sensazione di calma.

Consiglio sempre però di imparare a servirsi di questa tecnica in un momento di calma e non quando si ha un forte stato ansioso. Vi chiederete il perché? E’ semplice: la tecnica può risultare molto difficile da imparare quando si è in un picco d’ansia. Infatti non ci si riesce a concentrare sulle indicazione che vengono date, ci si sente a disagio, infastiditi, non si riesce a mantenere la posizione desiderata a lungo (bisognerebbe stare molto fermi) e a lungo andare si ha una reazione di mancanza di autoefficacia (in breve: ”Dottore con me non funziona”). Pensate infatti se io l’avessi dovuta imparare durante il travaglio…improponibile!

Risulta più efficace imparare tale tecnica in momenti della giornata, o se volete della vita, in cui siete meno ansiosi. Poi, una volta appresa, ma ancora più importante, una volta capito che la tecnica ha una sua funzione sulla regolazione dello stato mentale/somatico, si può applicare in un momento di ansia forte al fine di neutralizzarne o quantomeno ridurne i sintomi.

Arianna Pedone

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La Dottoressa Pedone, Psicologa Psicoterapeuta, risponde alle tue domande su: ansia, depressione, attacchi di panico, depressione post parto, problemi di coppia, disturbi alimentari, disturbi della sfera sessuale, problematiche familiari.. [contatti]

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