Psicologia: La fobia


ariannapedoneBentornati alla rubrica di psicologia dopo l’interruzione estiva. Spero vi siate riposati e abbiate ripreso la vostra routine con nuove energie.

Questo mese mi piacerebbe trattare l’argomento delle fobie, un argomento molto vasto perché ce ne sono innumerevoli e sono state trattate da tantissimi autori nonché attualmente i vari approcci ne hanno una lettura di origine e trattamento varia, ma sicuramente interessante e foriera di stimoli per chi legge…e anche per chi scrive.

La fobia, in letteratura, è la paura irrazionale rivolta a cose o situazioni che dura nel tempo, non è controllabile da parte di chi la avverte, e non sempre è proporzionata allo stimolo che la provoca, quindi per spiegarmi meglio è qualcosa che per molti non rappresenta un pericolo ma per alcuni lo è. Facendo un esempio, c’è chi ha paura dell’altezza (acrofobia), una delle più comuni, chi dei luoghi chiusi (claustrofobia),la paura degli animali (zoofobia, che poi si chiama in modo particolare a seconda dell’animale temuto: aracnofobia etc etc).

Queste che ho descritto sono le fobie semplici, non perché siano effettivamente semplici, ma perché in un certo senso sono più gestibili, basta evitare lo stimolo per controllare l’ansia che ne scaturisce. Sono certa che chi ha la fobia dei cani (cinofobia) o dei gatti (ailurofobia) ribatterà che non è così facile evitarli per strada… diciamo comunque che in generale non comportano una reale minaccia alla propria sopravvivenza.

Le fobie complesse, invece possono entrare in gioco in molteplici contesti di vita e sono difficili da controllare, emblematiche sono la fobia sociale (paura delle persone), la fobofobia (paura di aver paura) o la panofobia (paura di tutto). In questo caso la paura interferisce significativamente con la vita del soggetto, rendendogli impossibile avere una normale quotidianità.

Spesso alla fobia si associano altri tipi di patologie, come ansia, attacchi di panico (quando si verifica l’impatto con lo stimolo fobico) e stati depressivi.

La causa delle fobie è ancora incerta. Freud sosteneva che le fobie fossero una proiezione di pulsioni sessuali e aggressive inconsce del soggetto. L’individuo che razionalmente non accetta queste pulsioni ne proietta la carica psichica sul mondo esterno trasformandole in paure. Solo lavorando sulle sue pulsioni interne riuscirà quindi a risolvere la problematica…molto affascinante.

La Teoria Cognitivo Comportamentale, che cito tra le altre come contraltare alla teoria Freudiana, ritiene che le fobie insorgano nell’infanzia a causa di uno o più eventi traumatici simili, oppure per apprendimento da modello (se una mamma ha paura degli insetti, i figli facilmente avranno la stessa paura). Il trattamento utilizzato secondo questo approccio si chiama desensibilizzazione sistematica. Ci si espone, in maniera protetta, controllata e graduale allo stimolo fobico, affinché la risposta di terrore venga lentamente meno fino ad estinguersi.

Ci sono poi altri approcci che prendono spunto da questi due precedenti e li integrano in trattamenti che esplorano sia la componente inconscia e profonda inserendo anche degli spunti cognitivo-comportamentali.

In generale però ci tengo sottolineare l’importanza di recarsi da un professionista per farsi aiutare in questi casi come in molti altri. La psicoterapia, qualunque essa sia, è di enorme aiuto nel caso la persona voglia prendersi cura del proprio malessere. Qualsiasi approccio si scelga però, non dimenticate che la motivazione, la pazienza e la perseveranza saranno i nostri migliori alleati.

Vi saluto e vi aspetto puntuali al prossimo appuntamento.

Dott. Arianna Pedone
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La Dottoressa Pedone, Psicologa Psicoterapeuta, risponde alle tue domande su: ansia, depressione, attacchi di panico, depressione post parto, problemi di coppia, disturbi alimentari, disturbi della sfera sessuale, problematiche familiari.. [contatti]

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