Sfogliando: “QUÁNNE L’ÀREVE CÁCCE I FIÙRE A ABBRILE, I VULIVE I CUGGHJE A VARRILE !


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

“QUÁNNE L’ÀREVE CÁCCE I FIÙRE A ABBRILE, I VULIVE I CUGGHJE A VARRILE”

ulivoTraduzione: ( Quando l’ulivo fiorisce in aprile, le olive si raccolgono in abbondanza)

Significato:  “E’ un proverbio che celebra l’importanza millenaria dell’ulivo, quale simbolo di benessere e ricchezza della nostra terra”

Curiosità:  “L’ulivo è pianta tipica anche delle contrade di Lucera, protagonista indiscusso del paesaggio, dell’economia, della cultura e delle tradizioni. In passato, la proprietà degli oliveti era prevalentemente nelle mani di poche famiglie latifondiste, mentre limitate proprietà parcellizzate erano nelle mani di piccoli coltivatori. La raccolta delle olive veniva ed è eseguita nel momento in cui il frutto ha raggiunto una buona maturazione; generalmente il mese di ottobre per le olive da tavola e novembre per le altre. Fino a qualche tempo fa, nei grossi latifondi, la raccolta delle olive era fatta secondo un rituale che si ripeteva ogni anno. Squadre di raccoglitrici, ospitate per il periodo della raccolta in locali di campagna messi a disposizione dal proprietario dell’oliveto, col dorso ricurvo e con la testa china fino a terra, passavano la giornata, con la pioggia, il vento, la brina e il gelo, a raccogliere le olive una a una sotto l’occhio attento del curatolo e dei sorveglianti. Presso i piccoli proprietari, la raccolta coinvolgeva tutta la famiglia. Erano impegnati anche i nonni, i cugini, gli zii, le zie; ognuno aveva un ruolo, persino i bambini ed era anche un modo di ritrovarsi insieme nei momenti di punta dei lavori della terra. La raccolta avveniva con diverse attività: sotto l’albero erano posti dei teli (rachene), in seguito con bastoni si battevano i rami o con appositi rastrelli si operava per far cadere le olive. Sia le olive raccolte a terra, sia quelle che non cadevano e venivano raccolte sugli alberi, in piedi o con l’utilizzo di una scala, erano messe nei “panáre “.
Quando i “panáre“, diventavano pieni, le olive erano versate in sacchi. A sera, i sacchi ripieni, caricati sui carretti “ trajine”, venivano trasportati al frantoio “u trappete“ (dal latino trapetum o trapetus). Al frantoio, i sacchi erano svuotati e le olive, ammassate in spazi dedicati, venivano selezionate e riversate nella vasca della macina. I tradizionali frantoi, fino a non tanti anni fa, erano costituiti da una vasca circolare nella quale le olive venivano macinate da una, due o tre grosse ruote di pietra, poste al centro della stessa vasca. Queste ruote, dette “molazze”, ruotavano all’interno della vasca mosse da una forza motrice generata da un ingranaggio che un mulo azionava senza sosta, girando attorno alla vasca stessa. Pertanto, le olive venivano schiacciate e ridotte in poltiglia profumata e grondante olio. L’olio era estratto mediante più fasi di lavorazione: frangitura, rottura dei frutti, gramolatura, rimescolamento della pasta spremuta, estrazione dell’olio mediante prelievo o pressione; separazione dell’olio dall’acqua di vegetazione e dalle particelle di polpa contenute nel frutto. L’olio così ottenuto, poi, dai tini di raccolta veniva riversato nelle damigiane e negli ziri, per essere consumato in famiglia o venduto. Inoltre, i noccioli frantumati delle olive e la parte solida e residua della lavorazione erano usati come combustibile, anche per alimentare i forni per il pane. Negli ultimi tempi, per la raccolta delle olive, i bastoni sono stati sostituiti da rastrelli con funzionamento a stantuffo e i sacchi da grandi casse di plastica; mentre i trappeti sono provvisti d’impianti che hanno eliminato molte attività manuali e la produzione dell’olio, pur nel rispetto delle varie fasi, avviene meccanicamente con una lavorazione più veloce e facilitata. Comunque, l’’olio è considerato ancora oggi uno dei principali alimenti . Per celebrare l’ulivo non poteva mancare una delle canzoni dialettali simbolo di Lucera, “ AREVE DE VULEVE” di Sandro Apollo, che narra di una storia d’amore nata durante la raccolta delle olive. ”


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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