Rinascita donna: Mammana 2.0


Ormai è un dato di fatto: nonostante la legge 194 sia in vigore da quasi 40 anni, interrompere una gravidanza in Italia è ancora molto difficile. Lo dimostrano le cifre, lo raccontano le storie e lo ha messo per iscritto il Consiglio d’Europa, che di recente ha condannato il nostro Paese per non aver rispettato il diritto alla salute delle donne che vogliono interrompere la gravidanza.

Si stima che gli obiettori di coscienza siano in media circa il 70 per cento del totale, con picchi che superano il 90 per cento in alcune regioni. Se è vero che l’obiezione di coscienza è un diritto per i medici, questo rischia di sopprimere altri diritti di pari dignità, come il diritto alla salute fisica e psichica della donna. E quindi il diritto di scegliere di interrompere una gravidanza. Per legge 194/78 la donna infatti ha il diritto di scegliere di non portare avanti una gravidanza, pur nel rispetto di alcuni paletti.

E se ci sono tutti questi problemi ecco che scatta il piano b: ‘L’aborto fai da te’, una mammana 2.0, che non usa più vecchi ferri arrugginiti per espandere l’utero, ma pillole facilmente reperibili, se non in farmacia, direttamente su Internet.

Basta recarsi in farmacia e comprare il Cytotec, un farmaco contro l’ulcera a base di Misoprostolo. Sebbene questo farmaco non sia venduto come pillola abortiva la somministrazione ripetuta, a poche ore di distanza, provoca delle contrazioni uterine che portano a quello che apparentemente, a un controllo, si presenta come un aborto spontaneo. Lo stesso principio attivo infatti è usato per far espellere il feto quando si sceglie l’aborto farmacologico con la Ru-486. Certo per averlo serve la ricetta, ma basta trovare un medico o un farmacista compiacente e il gioco è fatto. Nel caso in cui questa via risulti impraticabile basta andare su internet, ed il “gioco” è fatto.

Su internet sono presenti approssimativamente 40.000 farmacie on-line in tutto il mondo, il 95% delle quali è illegale. Basta digitare parole chiave come ‘Abortion kit’ ed ecco comparire e-pharmacies dedicate esclusivamente a questo.

Più che esplicito è il sito www.womenonweb.org, tradotto in 13 lingue e con sede ad Amsterdam, che si definisce una “comunità digitale per il diritto all’aborto”. Lo scopo è quello di dare supporto e assistenza virtuale alle donne che vivono in Paesi dove l’interruzione di gravidanza è illegale e di “condividere le esperienze”. Prima di ricevere le pillole bisogna rispondere a un test online sul proprio stato di salute fisico e mentale. In pratica, però, mentire sulle risposte è un gioco da ragazzi. E perché la consegna vada a buon fine, è obbligatorio fare una donazione di come minimo 90 euro. Quindi basta scegliere la quantità, digitare il numero della propria carta di credito e fornire un indirizzo e per meno di 180 euro, entro cinque giorni lavorativi, nascosto in un anonimo pacchetto, eccoti servito il kit per l’aborto. Facile facile.

In Italia la prima a lanciare l’allarme sul fenomeno è stata la Procura di Genova, che nel 2013 ha avviato delle inchieste su alcuni aborti spontanei. Tra questi quello di Francesca, nome di fantasia, studentessa di 17 anni, ricoverata all’ospedale San Martino per via di alcuni anomali e prolungati sanguinamenti. La liceale ha raccontato ai medici che era colpa delle mestruazioni, particolarmente dolorose e abbondanti. Davanti a un’ecografia, però, la verità è venuta a galla: ingoiando nove compresse di Cytotec in 24 ore il suo utero si era contratto fino a collassare in una lenta emorragia interna. I medici le hanno salvato la vita per un soffio. Agghiacciante anche lo spaccato ricostruito dalla Squadra Mobile di Pescara nel 2016 che ha portato alla luce l’utilizzo clandestino del farmaco da parte di un’organizzazione di sfruttatori romeni, che obbligava le prostitute in stato interessante a ingerire il Cytotec e ad abortire in sordide stanze d’albergo, sopportando perdite di sangue e dolori lancinanti fino a rischiare la vita.
Purtroppo le lunghe procedure che prevede la legge italiana sull’interruzione di gravidanza, unite alla carenza di educazione sessuale e sanitaria nelle ragazze molto giovani e all’assenza di serie campagne di sensibilizzazione, possono portare a fenomeni difficilmente controllabili, pericolosi per la vita stessa di chi vi accede.

Un business illegale sulla pelle delle donne.

Avv. Antonietta Clemente

CENTRO ANTIVIOLENZA LUCERA

Osservatorio “Giulia e Rossella”

aborto

Commenta la notizia

commenti

Tags

Informazioni Autore

#Lucera#Antiviolenza#Donne. Possono rivolgersi allo sportello sia le donne che vivono in prima persona situazioni di violenza, sia familiari, amici o conoscenti che vogliono aiutare chi è vittima. [maggiori informazioni]

Lascia un commento