Sfogliando: “QUANNE T’É SÉNDE ‘A MÈSSE È JÌ A’CHJÍSA GRANNE!“


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

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“QUANNE T’É SÉNDE ‘A MÈSSE È JÌ A’CHJÍSA GRANNE!”

Traduzione: (Se devi andare a messa, ti conveniene recarti in Cattedrale!)

Significato:  “Se hai bisogno di favore devi rivolgerti a qualcuno che conta”

Curiosità:  “Per iniziativa di Ruggero Bonghi, il Duomo di Lucera nel 1874 venne dichiarato monumento nazionale. Lo stesso uomo politico si fece promotore, negli anni successivi, di una serie di lavori di ristrutturazione “ d’a CHJÍSA GRANNE “ per liberarla dalle installazioni barocche create nel Seicento e nel Settecento, per restituirla allo stile gotico-romanico originale. Per alcuni questi lavori si resero colpevoli della cancellazione di tanta parte della storia della nostra Cattedrale. Al termine della realizzazione di questo grande progetto di restauro, nel 1892 furono apposti anche i sedili di pietra situati lungo il muro della facciata della Chiesa. Col passare degli anni essi hanno assunto la funzione di spazio simbolico di aggregazione di tante generazioni di lucerini, finendo per assumere il ruolo di luogo in cui stare insieme ed in cui trovare uno spazio da vivere all’insegna della socializzazione. Infatti durante la mattinata erano il luogo di incontro degli anziani che trascorrevano il loro tempo, a volte pensierosi e immobili, o, il più delle volte, raccontando episodi curiosi, belli o anche tristi della loro esistenza tarscorsa, non mancando di “pegghjarse ‘a pezzecate” a carico di incolpevoli passanti . All’ora di uscita dalle scuole superiori, sciolta l’assemblea degli anziani che si recavano a mangiare, i sedili divenivano , fino a circa le due, uno spaccato sul mondo femminile, da parte dei giovanotti che aspettavano il transito verso casa delle ragazze dell’Istituto Magistrale e delle altre scuole superiori, per commentare e per riuscire a strappare un appuntamento per la serata. .Intorno alle quattro pomeridiane, dopo i canonici“cinghe menúte” dedicati al riposino di “ffíne mezzejúrne” riapparivono gli anziani, che, seguendo il rituale mattutino, vi rimanevano fino a quando “ scapelavene i cambane” serali, godendosi “ u frìsscke e u strussce”, alzandosi in piedi, in segno di rispetto, solo al passaggio di un funerale. Per il resto della serata, i sedili divenivano di nuovo il regno dei giovani, che, complice nelle serate estive, “ quèlla bbèlle arijètte frèsscke de Ammizz’u Lareghe”, facevano notte fonda, discorrendo di tutto, ma, soprattutto, di ragazze e di avventure galanti, che, il più delle volte, erano solamente il frutto delle loro fantasie.”


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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