Sfogliando: “QUILLE SE NE SÒ FFUJÚTE”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

matrimonio riparatore lucera“QUILLE SE NE SÒ FFUJÚTE”

Traduzione: “I due fidanzati si sono allontanati dalle rispettive case”

Significato:  “Questa locuzione dialettale indica l’espediente, messo in atto da due fidanzati, consistente in una fuga dalle proprie case e in una breve convivenza, seguiti da un matrimonio riparatore”

Curiosità:  ’A fujarèlle “ (la scappatella), in altri tempi, era una sorta di modalità con cui due fidanzati decidevano di sposarsi. Il ricorso “ ’A fujarèlle “ era causato quando esisteva una ferma opposizione delle rispettive famiglie a un loro eventuale matrimonio per divergenze insanabili o perché esse non vedevano di buon occhio sia il ragazzo/a sia la sua famiglia. Molto spesso, però, questo tipo di comportamento non era dettato da amore contrastato, bensì da motivi meno romantici, prevalentemente economici. Quali: l’impossibilità della famiglia della ragazza di darle un’adeguata dote; le famiglie non avevano disponibilità per acquistare i mobili che i futuri sposi, ognuno per le proprie competenze, erano tradizionalmente tenuti a “portare” per arredare la casa dove sarebbero andati a vivere; si voleva evitare di affrontare la spesa del ricevimento; infine, erano i ragazzi che, nel caso di famiglie numerose, non volevano aspettare che si sposassero i fratelli e le sorelle maggiori, come da consuetudine. In questi ultimi casi la messinscena era condivisa e organizzata da una o entrambe le famiglie per arrivare a una soluzione rapida e poco dispendiosa. ’A fujarèlle aveva un suo “iter” canonico, una sequenza di atti teatrali e la presenza di più attori che recitavano ognuno la propria parte. I due fidanzati si mettevano d’accordo tramite bigliettini, consegnati dai complici, per organizzare nel momento prescelto la fuga. Di solito, con uno stratagemma e il favore della sera, la ragazza si recava presso l’abitazione di parenti o amici fidati, dove veniva approntato un nido d’amore e avveniva “u fatte “. A casa della ragazza, il mattino seguente, la scoperta della fuga causava dramma e svilimento; mentre la madre si affacciava sull’uscio di casa per far conoscere a tutti i motivi di tale disperazione e per lanciare maledizioni nei confronti del ragazzo. Intanto, i fidanzati trascorrevano una o più giorni e notti insieme; mentre alcuni parenti, se non il parroco, si offrivano per la ricerca della ragazza. Si lasciava passare qualche giorno, prima che la ragazza fosse rintracciata. Poi, gli “intermediari” si recavano a casa dei genitori dei giovani per annunciare alle famiglie l’avvenuta consumazione del rapporto sessuale, che non necessariamente aveva luogo. Ciò comportava, come logica conseguenza la celebrazione di un matrimonio riparatore, perché nessun altro avrebbe sposato una donna non più illibata. Anche il padre della ragazza, apparentemente irremovibile di fronte all’atto di disobbedienza alla sua autorità della figlia, si affrettava ad accettare le offerte di pace perché l’obiettivo era di aggiustare la faccenda. Infine, i ragazzi si recavano a casa dei genitori della giovane per chiedere venia, e di fronte all’evidenza del fatto compiuto, venivano perdonati. Poiché il disonore aleggiava sulla vicenda, anche nella considerazione che alcune volte la ragazza era già incinta, bisogna far presto e il matrimonio riparatore, era celebrato, in tono minore. Normalmente di lunedì, con la presenza dei parenti stretti e gli sposi che all’alba entravano in chiesa da una porta secondaria, in segno di umiltà e pentimento. I cambiamenti socioculturali della nostra società hanno reso ’a fujarèlle un fenomeno di altri tempi perché oggi i ragazzi sono liberi di incontrarsi, conoscersi e fidanzarsi. Il ritardo del matrimonio è causato principalmente dalla disoccupazione e dalla precarietà del rapporto lavorativo. Sempre meno, comunque, ci si sposa in chiesa a fronte di una crescita dei matrimoni civili. Spesso, ora, i giovani decidono di convivere fuori da ogni rapporto burocratico, con o senza l’assenso dei genitori “.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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