Sfogliando: “GRATTA, GRATTA MARIANNE CHE CCHJÙ GRATTE E CCHJÙ GUADAGNE”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

grattamarianna“GRATTA, GRATTA MARIANNE CHE CCHJÙ GRATTE E CCHJÙ GUADAGNE”

Traduzione: “Gratta, gratta Marianna, perché più gratti e più guadagni”

Significato:  “Era una sorta d’invito rivolto al venditore di granite che poi è diventato sinonimo di più si produce e più si guadagna”

Curiosità:  Una volta, prima che il ghiaccio venisse prodotto artificialmente, esisteva sulle montagne del Sub-Appennino e sul Gargano, la pratica della raccolta della neve invernale con la creazione dei nevai ( I NEVÉRE ) scavati nella roccia o ricavati in grotte già esistenti. Dopo un’abbondante nevicata, la neve veniva depositata in questi anfratti battuta, livellata e ridotta in strati per formarne dei blocchi di ghiaccio, alternati con strati di paglia. In estate il ghiaccio veniva trasportato a Lucera in sacchi di iuta a dorso di muli o tramite carretti, portati in tutta fretta per evitare che si sciogliesse (da qui il detto “PARE SÈMBE CHE TÈNE ‘A NÉVE ND’A SACCHE” per indicare chi va sempre di fretta), dove veniva distribuito per essere utilizzato per la conservazione dei cibi che si deterioravano facilmente e per rinfrescare le bevande. O al chiosco, situato “ SÓPE U CULLÈGGE “ che vendeva “ ‘A GRATTAMARIANNE “, l’antenata dell’attuale granita, che qualcuno dice fosse di tradizione saracena. Anche sull’origine del nome esistono varie ipotesi: una lo fa risalire ai tempi dell’influenza francese e del regno di Gioacchino Murat, Re di Napoli, poiché Marianne”, era la rappresentazione (in forma di donna) della Repubblica Francese sorta con la Rivoluzione del 1789; un’altra ne fa risalire l’origine a una fantomatica venditrice di granite di nome Marianna. In ogni caso, nella Lucera di una volta, quando il caldo si faceva ossessivo e trovare un po’ di refrigerio era impellente, “A GRATTAMARIANNE “ era divenuta la bevanda di tutti, a basso costo, gioia di piccoli e grandi, tenuto conto che il gelato era un alimento prelibato non proprio accessibile a tutte le tasche. L’imbonitore, al momento di preparare la bevanda grattava il blocco di ghiaccio (U CANNÙLE) con una pialletta metallica dalla lama tagliente ( ‘A RASPE ) dotata di contenitore dal coperchio snodato che conservava all’interno il quantitativo esatto di ghiaccio grattato da travasare poi in un ampio bicchiere, che si condiva con abbondante sciroppo colorato “ ‘U SÈNZE “, che poteva essere al gusto di limone, arancia, menta, amarena e anice. Era divenuto un modo di dire, tipicamente lucerino, di invitare il venditore a essere generoso sia col ghiaccio che con lo sciroppo con la frase “ MÌTTE N’ATU POCHE ! “ Nel corso “ D’A FÉSTE D’AÙSTE “ erano immancabili le bancarelle che vendevano “ ‘A GRATTAMARIANNE “, di cui la più famosa quella di “GGENEROSE U PULÍMME “, così soprannominato perché normalmente faceva il lustrascarpe. Durante il secolo scorso, con l’avvento delle macchine funzionanti ad energia elettrica, la pratica della raccolta della neve per fare ghiaccio andò in disuso scorso e fu messa a punto la macchina che produceva ghiaccio, quella frigorifero a compressione di ammoniaca. Così anche a Lucera sorse “ ‘ A FRABBECHE D’U GHIACCE”, ubicata in Via Montesanto, “ ABBASSCE ‘A STAZZIÓNE “, di proprietà dei “ STRAZZELLA “, dove il ghiaccio artificiale veniva prodotto utilizzando l’ammoniaca in stampi pieni d’acqua. Successivamente fu introdotto, per la triturazione del ghiaccio, un macinino con manovella laterale, a rotella, che mandò in pensione “ ‘A RASPE “. Come tanti altri “mestieri” anche quello del venditore di “ GRATTAMARIANNE “ non esiste più, ma il rito estivo della granita è rimasto radicato nella cultura popolare. Una variante invernale era rappresentata dalla “ ZERUBBÈTTE , una granita di neve fresca, con l’aggiunta di vincotto “ ‘A NÉVE C’U MUSTECÚTTE “.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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