Sfogliando: ” ‘A PRIMA RECCHÈZZE ÉJA ‘A SALÚTE “, come ci si curava con i rimedi naturali nella Lucera contadina


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

Come ci si curava” ‘A PRIMA RECCHÈZZE ÉJA ‘A SALÚTE”

Traduzione: (La prima ricchezza è la salute)

Significato:  “I lucerini di una volta avevano sui mali fisici e sui rimedi per poterli superare opinioni che vedevano la salute protagonista e ne riconoscevano l’incommensurabile valore che essa aveva, perché non c’era denaro al mondo che potesse pagarla”

Curiosità:  L’uomo moderno ha ben radicata la convinzione che le malattie abbiano origini da cause naturali (microbi, virus, anomalie di funzionamento del corpo umano ecc.) e che esse vanno combattute con i mezzi che la scienza moderna mette a disposizione. Nella civiltà contadina lucerina di un tempo, invece, ogni malanno veniva combattuto con la somministrazione di medicamenti, la cui validità terapeutica era stata comprovata soltanto dall’esperienza, con vecchi rimedi che venivano tramandati da generazione in generazione da sempre.

Erano tempi in cui la maggior parte delle persone non potevano certamente permettersi il lusso di ricorrere al medico, e, pertanto, gran parte degli acciacchi si curavano con ciò che era alla portata di tutti, e, soprattutto, senza spendere niente e senza pesare sul bilancio familiare. Eccone alcuni esempi:

• Per il trattamento delle ferite aperte veniva usata la peluria della tela di ragno “ ‘A FELÌNEJE”, pratica che facilitiva la guarigione e la coagulazione del sangue. Nella realtà questa credenza è scientificamente supportata dalle proprietà antisettiche della tela di ragno.
• Per la cura dei calcoli renali e della vescica veniva usato un decotto preparato con l’ancusa, “ ‘A LÉNGHE DE VOVE”, una pianta erbacea della famiglia Borraginacee che, in effetti, ha proprietà diurretiche e depurative.
• Per il trattamento delle fratture, delle distorsioni, degli strappi muscolari, delle contusioni si usava la stoppa bagnata “ ‘A STUPPATE “, un medicamento popolare consistente in stoppa cosparsa di bianco d’uovo da applicare sulla parte dolente
• Per la cura della malaria, di cui, fino all’avvento del chinino, si ammalava quasi tutta a popolazione della Capitanata, veniva utilizzato un decotto di un’erba molto amara “ ‘A MURRIGINE “.
• Per la cura dell’orzaiuolo “ U GGHIARULE “, si usava applicare un uguendo di olio di fegato di merluzzo, al quale, in effetti, sono riconosciute proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie e anticoagulanti
• Per la cura della puntura di una vespa, un ottimo rimedio naturale era l’aglio “ L’AGLJE “ , che sminuzzato sulla puntura agiva fino alla scomparsa del dolore e del rossore. In effetti, sono riconosciute proprietà antisettiche e aiutano a disinfettare la puntura in maniera naturale.
• Per curare alcuni malanni ai malati veniva loro praticato, generalmente da un esperto barbiere, un trattamento con l’applicazione delle sanguisughe “I SANGUÈTTE “. Queste con la loro ventosa si attaccavano in maniera assolutamente indolore ad una vena del paziente e succhiavano il sangue fino a che sazie si staccavano da sole. Sembra che questo trattamento, il cosidetto salasso, facilitasse la ripresa della circolazione sanguigna, la cicatrizzazione di ferite, operando al tempo stesso un’azione di prevenzione sulla formazione di pericolosi coaguli.
• Per curare i disturbi della pancia e per curare chi soffriva di insonnia, veniva utilizzato un decotto di camomilla, “ ‘A CAMBUMILLE”, che, in effetti, ha un effetto antispastico ed è un calmante e sedativo per chi non riesce a dormire.
• Per curare e far maturare i foruncoli, venivano utilizzate le foglie di una pianta erbacea il lampone bianco “ U LAMBAZZE”, che, in effetti, è molto efficace per alleviare le infiammazioni
• Per curare l’artrite, cioè l’infiammazione di una o più articolazioni, si preparava un infuso di “CEPOLLE”. In effetti, la cipolla è un alimento antiossidante e depurativo e contiene la quercetina, che è considerato uno dei più potenti agenti antinfiamamtori naturali. Poi ci sono quelli che piuttosto che veri rimedi medicamentosi sono espedienti basati sull’esperienza, sulla pratica e sulla credulità popolare:
• Per far sparire un bernoccolo, “ U BBEBBÓNE “ sulla fronte, bastava premerci su una moneta di rame.
• Per proteggere la gola dalle conseguenze di un raffredamento, bisognava mangiare “I TARALLUZZE DE SAMBEJASE
• Per la cura dell’epilessia, non conscendosi rimedi che potessero curare o perlomeno lenire in qualche modo i sintomi del morbo, era pratica mettere, durante le convulsioni, “ ‘NA CHIAVE “ in mano al malato.
• Per ammorbidire i calli veniva usata “ ACQUA CAVEDE “.
• Per curare chi aveva subito un colpo di calore veniva usata “ACQUE E SALE “.
• Per curare il morso di un cane bisognava applicare sulla ferita “PILE DE CANE “.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

Commenta la notizia

commenti

Tags

Lascia un commento