Sfogliando: “MO VÈNE NATALE, SÈNZA DENARE, LEGGÌME U GGIURNALE, FACÌMECE U LÌTTE E CE JAME A CULECÀ”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

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Nella foto, il lucerino Ciro Triggiani

“ MO VÈNE NATALE, SÈNZA DENARE, LEGGÌME U GGIURNALE, FACÌMECE U LÌTTE E CE JAME A CULECÀ”

Traduzione: “Ora che arriva Natale, poiché siamo al verde, leggiamo il giornale, prepariamo il letto e andiamo a dormire”

Significato:  “Abbiamo sentito tante volte questa filastrocca che descriveva il Natale al tempo dei nostri nonni. Festa trascorsa da molti nella più dignitosa povertà, accontentandosi e godendo di quel poco che la vita poteva offrire, priva delle simbologie consumistiche attuali, vissuta intensamente nel suo spirito autentico”

Curiosità:  Il Natale nella tradizione cristiana ricorda la nascita del Messia. Festività che ricade ogni anno il 25 dicembre del calendario cristiano, data fissata da papa Giulio, nel 337 D.C. A Lucera, le festività natalizie iniziano l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, con la preparazione del presepe e con l’arrivo degli zampognari.

IL PRESEPE
In passato, in molte case, di poveri e ricchi, era allestito un presepe, le cui dimensioni variavano in funzione dello spazio disponibile e, soprattutto, per le capacità economiche delle famiglie. C’erano presepi molto piccoli e alcuni grandi, che occupavano un’intera stanza con statuine di una certa grandezza. Ogni presepe, comunque, aveva: una grotta, fatta con la carta da presepe, o una casetta di legno o di sughero; le statuine della Sacra Famiglia, san Giuseppe, la Madonna e il Bambinello, che si scopriva solo la notte di Natale; il bue e l’asinello; i tre re Magi; il pastorello e alcune pecorelle; le statuine del vecchio e del bambino, le quali rappresentavano la vecchia e la nuova Era che subentrava con la nascita del Messia. A secondo della qualità e grandezza i presepi, avevano: monti e valli, realizzati con carta; strade e laghetti disegnati; castelli e casupole di pastori, di legno o di sughero. Inoltre, si arricchiva con l’inserimento di statuine che rappresentavano gli antichi mestieri. La sera, davanti al presepe, i bambini recitavano le preghiere, prima di andare a letto. Oggi, molti di questi antichi presepi sono conservati in vecchi bauli o semplicemente non ci sono più.

GLI ZAMPOGNARI
Lo zampognaro è una figura che si perde nel tempo, legata alla storia dei pastori e della transumanza. Oggi sono quasi scomparsi dalla scena. La zampogna e la ciaramella sono strumenti musicali a fiato arcaici. Essi erano suonati rispettivamente da due musicanti vestiti con gli abiti tradizionali da pastore: gilet di pelle ovina, calzoni e mantello di lana. Gli zampognari, detti i ciaramellare, raggiungevano Lucera dall’Abruzzo e dal Molise, per la Novena dell’Immacolata Concezione e quella natalizia. Pertanto, erano invitati a entrare nelle case per suonare davanti al presepe, all’albero di Natale, e se non c’erano, davanti alle statue o immagini sacre. Nell’aria diffondevano dolci e malinconiche melodie che ipnotizzavano adulti e bambini. A termine della suonata, ricevevano qualche soldo o beni da mangiare.

L’ALBERO DI NATALE
Per lungo tempo, l’albero di Natale è stato una tradizione delle regioni del nord. In seguito questa usanza si è diffusa anche nel resto del Paese. L’albero di Natale, allestito come il presepe il giorno della Festa dell’Immacolata, una volta, era un alberello di pino vero, poi è stato sostituito da uno finto. Nel passato, era decorato con arance, mandarini, nastrini di stoffa colorata e piccoli pezzi di ovatta, per dare l’idea della neve. Su un ramo, in bella vista, veniva legato un Babbo Natale di cioccolata, una leccornia che era anche un tormento per i bambini, che aspettavano l’ora per poterlo mangiare. Ora, l’albero di Natale è ornato di luci colorate, palle colorate e tanti pupazzetti e oggettini di cioccolato.

DETTI, LOCUZIONI E PROVERBI DI NATALE
• NA VÓTE ÉJE NATALE! = Bisogna sempre approfittare del momento propizio.
• CÚME CATARENÉJE, ACCUSSÌ NATALÉJE = Le condizioni meteorologiche del giorno di Santa Caterina, il 25 novembre, saranno le stesse del giorno di Natale.
• S’I STÍPE P’I FÈSTE DE NATALE = Conserva inutilmente le cose nuove che andrebbero usate.
• STI CHJACCHJERE STÌPELE P’A NOTTE DE NATALE! = Stai facendo discorsi noiosi e inconcludenti!
• T’E’ MÌSSE TANDA PANNE ‘NGÚLLE CHE M’ASSEMÌGGHJE U PANE DE NATALE = Hai proprio esagerato nel coprirti.
• CHI SOLDE ND’A SÁCCHE È SÈMBE NATALE E PASQUELE = La ricchezza è sinonimo di festa e felicità.
• SI NATÁLE È SÈNZA LÚNE, SÈTTE NÉVE SÓP’A VÚNE = Se la notte di Natale non c’è luna, ci sarà un’abbondante nevicata.
• SI VÚJE FÀ ‘A SCKANATE GROSSE, NATALE ASSCIÚTTE E PASQUA MBOSSE = Per ottenere un ottimo raccolto di grano sono indispensabili particolari condizioni atmosferiche.
• PRIME DE NATALE: NÉ FRIDDE NÉ FAME; DOPE NATALE, FRÌDDE E FAME = Fino a Natale non c’è freddo né fame; da Natale in poi freddo e fame.
• E’ DDURATE NATALE E SANDE STÈFANE = Qualcosa che dura pochissimo, come il tempo di questi due giorni di festa.
• NATALE C’U SÓLE E PASQUE C’U CEPPÓNE = A volte succede che le condizioni meteorologiche sono strane e invertite rispetto alle stagioni.
• A PASQUE E A NATALE S’ARRECCHISCENE I FURNARE, PASSATE CA SONNE I FÌSTE, VANNE CERCANNE SOLDE ‘MBRISTE = Durante le feste di Natale e Pasqua, poiché ogni famiglia, anche quelle povere, facevano i dolci tradizionali, per i fornai c’era un buon guadagno; dopo le feste si tornavano in grandi difficoltà economiche.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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