Sfogliando: “È SUCCÍSSE ‘N’AMBARADAN”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

Truppe_italiane_in_movimento_(sullo_sfondo_l%u2019Amba_Aradam)“È SUCCÍSSE ‘N’AMBARADAN”

Traduzione: “È successo un ambaradan”

Significato:  “C’è stata una grande confusione, grande concitazione, caos”

Curiosità:  Il dialetto lucerino è ricco di locuzioni e modi di dire che, spesso, chi li utilizza fatica a comprenderne il significato e a conoscerne l’origine, perché il tempo ne ha cancellato la memoria. Un’origine spesso fa capo a eventi storici da cui sono nate locuzioni, dettate dall’esigenza di esprimere concetti nuovi o particolari sensazioni. Ma, altre locuzioni sono nate per l’influsso di diverse genti, arrivate di passaggio, per conquista e dominio, le quali hanno lasciato nel dialetto lucerino traccia della loro influenza, dando origine con un pizzico di ironia, umorismo, e anche veleno, alla formazione di modi di dire che hanno contribuito alla evoluzione linguistica del dialetto. Un esempio, riferito al primo caso, ci viene dato dalla locuzione, riportata nell’antefatto, dove “‘N’AMBARADAN” sta per “AMBA ARADAM”, che è il nome di una zona di un altopiano dell’Etiopia, ove nel 1936 ci fu una sanguinosa battaglia tra l’esercito italiano e quello abissino. Nel corso della battaglia, sul campo, si generò un caos estremo perché alcune tribù locali, inizialmente alleate degli italiani, passarono a combattere per gli abissini, per poi ritornare a fianco degli italiani, quando videro che questi ultimi stavano vincendo. Ma nello scontro finale gli italiani considerarono nemico qualunque soldato dalla pelle scura senza più considerare le alleanze. I nostri soldati, una volta tornati in Italia, di fronte a una situazione disordinata e caotica, cominciarono a definirla “È SUCCÍSSE ‘N’AMBARADAN”. Così l’espressione divenne di luogo comune. Restando sempre nel campo dei modi di dire nati in seguito a eventi bellici, con riferimento alla Guerra d’Abissinia (dicembre 1895-ottobre 1896), combattuta dall’Italia contro l’Impero d’Etiopia, vennero coniate altre locuzioni che ebbero come riferimento l’imperatore Menelik e sua moglie, la Principessa Taitù: “SE CRÈDE D’ÈSSE ‘A REGGÍNE TAITÚ; SE VÉSTE CÚM’È ‘A REGGÍNE TAITÙ; A REGGÍNA TAITÙ; MENELICCHJE NN’A VÒLE CCHJÙ; ASSEMEGGHJE U MARÍTE D’A REGGINE TAITÙ”. Tutti modi dire, entrati nel linguaggio comune, buoni per indicare una donna altezzosa e assai pretenziosa e il marito un uomo sottomesso “.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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