Sfogliando: “NATÁLE C’U MUSSE ÚNDE, DOPE NATÁLE FACÍME I CUNDE”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

Tradizioni culinarie lucerine

I resckarole a bbrode

“ NATÁLE C’U MUSSE ÚNDE, DOPE NATÁLE FACÍME I CUNDE”

Traduzione: “Natale con il muso sporco, dopo Natale facciamo i conti”

Significato:  “Locuzione usata per sottolineare che dopo le grandi abbuffate natalizie era necessario darsi una regolata.”

Curiosità: Momenti cruciali delle festività natalizie erano, e lo sono ancora, i preparativi per la cena della vigilia e per il pranzo del giorno di Natale. In tale occasione, nelle case di Lucera sembra esplodere una frenetica attività culinaria che affonda le sue radici nella tradizione gastronomica locale.

LA VIGILIA

Il giorno della vigilia di Natale, per rispetto e sentita devozione, era giorno di digiuno e di astinenza dal mangiare carne; obblighi e divieti che duravano fino alle ore 18,00, quando in pratica terminava la giornata lavorativa.
La sera della vigilia, invece, che al tempo dei nostri padri era considerata festa, forse più del giorno di Natale, tutta la famiglia si riuniva per la cena, basata su molte e particolari portate. In attesa della cena vera e propria, quasi come antipasto, si gustavano I PIZZEFRITTE (pasta lievitata fritta nell’olio, vuota o riempita di ricotta).
Poi, per chi se lo poteva permettere, sulla tavola non mancavano:
LENGUÍNE SSCIULÈNDE SSCIULÈNDE C’A ‘NGUILLE O CAPETÓNE (linguine che scivolano nel sugo di anguille o capitoni);
LENGUÍNE C’U BBACCALÀ (linguine al sugo di baccalà)
–  ’A ‘NGUILLE ARRESTÚTE (anguilla arrostita)
–  U BACCALÀ A’ PASTÈLLE (baccalà fritto con un impasto di farina e uova)
–  BBACCALÀ LÈSSE (baccalà lesso con aglio e prezzemolo)
–  SARACHE (aringa secca e salata)
VRUCCHELE NÍREVE STUFATE (contorno di cavoli conditi con olio d’oliva);
VRUCCHELE DE RAPE (contorno di broccoli di rape conditi con olio d’oliva);
RAPA ROSSCE S’ÒTT’ACÍTE (contorno di rape rosse sotto aceto);
PEPAVELE S’ÒTT’ACÍTE (peperoni carnosi sotto aceto);
VULÍVE NÉREVE (olive nere);
– ‘A NZALATE D’ARANCE (l’insalata di arance).

Infine, non poteva mai mancare, ‘A NZALATE DE RENFORZE (cavoli bianchi, baccalà sfilacciato, olive nere, peperoni e rape rosse).
La cena era completata dai dolci fatti in casa, frutta secca e di stagione.

IL GIORNO DI NATALE

Il pranzo di Natale era necessariamente più leggero e aveva come menù: BBRODE DE TAGIULINE o MAMBRÌCULE (semola battuta o tagliolini, fatti in casa), cotti nel brodo di GALLUCCE o VÍCCE (cappone o tacchino), RESCKAROLE A BBRODE (scarola lessata), insaporita nel brodo fatto CH’I PALLUCCE (polpettine di carne macinata), TIJELLA DE PATANE O FÚRNE CHE L’AGNÍLLE (tegame di patate al forno con l’agnello). Poi insalate varie e dolci.
Alla fine del pranzo c’era il rito della lettura della letterina di Natale, scritta dai bambini a scuola, che la mamma metteva sotto il piatto del papà, il quale si mostrava sempre stupito della circostanza. Una letterina piena di promesse di buon comportamento per l’anno successivo. I bambini, dopo la lettura e gli immancabili apprezzamenti per il contenuto della stessa, ricevevano “ ’A MBÈRTE”, cioè qualche soldino dal papà, dai nonni e dagli altri parenti.

SANTO STEFANO
Il 26 dicembre si festeggiava Santo Stefano. Poiché nei giorni precedenti le libagioni erano state abbondanti, si preparava un pranzo con pietanze più leggere: a base di brodo e di pesce. Il pranzo, comunque arricchito dagli ottimi avanzi dei giorni precedenti, dall’antipasto al dolce, diventava ancora una volta abbondante e ricco.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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