Sfogliando: ” QUILLE FACE U PORTAQUAGLJE”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

fidanzamento” QUILLE FACE U PORTAQUAGLJE”

Traduzione: (Quello fa di mestiere il sensale di matrimoni)

Significato:  “Nella Lucera di una volta, i fidanzamenti spessissimo avvenivano con l’intervento DI UN personaggio che si occupava di combinarli a partire dai primi incontri fino ad arrivare alla contrattazione della dote e al matrimonio”

Curiosità:  Tra i vari mestieri, oggi completamente scomparsi, spazzati via dal progresso e dalla civiltà, un posto particolare merita quello riguardante “ U PORTAQUAGLJE”, il precursore delle moderne Agenzie Matrimoniali, termine che deriva sicuramente dell’espressione francese porte-poulet (portapolletto), che indicava colui che fungeva da “ruffiano” tra innamorati. Nel nostro vernacolo il termine è stato volgarizzato in quello più invitante di “portaquaglje”. Nella società lucerina di una volta, i ragazzi e le ragazze anche se si fidanzavano molto presto, difficilmente potevano conoscersi e frequentarsi come avviene oggi, per poi arrivare al matrimonio, perché. per la maggior parte delle ragazze, non c’era possibilità ne d’uscita ne di corteggiamento, in quanto esse uscivano di casa se non in rare occasioni, come recarsi in chiesa per partecipare alle funzioni religiose o andare a prendere l’acqua alla fontana pubblica. In queste sporadiche occasioni capitava che esse erano notate da un potenziale spasimante, che, considerate le rigide regole in vigore allora, non poteva avvicinare direttamente la ragazza. Ecco che c’era bisogno di un intermediario specializzato che doveva a mettere la “buona parola”, cioè mediasse soprattutto tra le famiglie dei due ragazzi, al fine di regolare, in tutti i particolari, un possibile fidanzamento. Qui entrava in gioco quello strano personaggio che era il “portaquaglje” che da un lato si faceva portatore di informazioni sul ragazzo che se era un buon lavoratore, possessore di qualche proprietà, di buona famiglia, aveva più possibilità di avere il consenso dei genitori della sposa, mentre dall’altro si informava anche della dote della sposa e spesso per essere certi di quello che si diceva, chiedeva, addirittura, di di visionarla, trattativa che veniva riepilogata nella formula dialettale “ purtave onóre e dumannave onóre” . Il mestiere del futuro fidanzato inflenzava non di poco le decisione della famiglia della ragazza perché il possesso di una bottega rispetto ad un contadino garantiva alla ragazza stessa un futuro status di donna che si doveva occupare delle sole faccende di casa senza essere costretta ad aiutare il marito nei lavori dei campi. Se queste trattative, di cui il sensale si faceva portatore presso entrambe le famiglie, avevano esito positivo, in giorno prestabilito, sotto l’attenta regia del “portaquaglje”, avveniva l’incontro tra i familiari, e, presenti i due futuri fidanzati, veniva ufficializzato il fidanzamento. In tempi più vicini, la procedura avveniva in modo più semplificato, cioè l’intermediario consegnava alla ragazza una foto del suo pretendente e se questa sceglieva di tenerla significava che accettava la proposta di fidanzamento. L’intervento del “portaquaglje” diveniva fondamentale nei casi in cui il ragazzo/a avevano qualche handicapp fisico oppure avevano ormai superato l’età ritenuta giusta per il matrimonio, o uno o entrambi gli interessati erano vedovo/a oppure, ancora, c’erano in ballo grosse eredità. Sostanzialmente era un’attivita, mai riconosciuta ufficialmente, basata soprattutto sulla capacità di questi personaggi di svolgere loro lavoro con discrezione e serietà dopo aver conquistato la fiducia degli interessati, specialmente delle mamme delle ragazze da marito, che aveva il suo valore sociale perché il sensale, dietro un compenso di pochi soldi, faceva felice molte coppie, riuscendo a comporre spesso anche situazioni disperate. Alcune volte la funzione di mediatore tra possibili fidanzati era svolta dal parrocco della chiesa di appartenza o del ragazzo o della ragazza. In realtà il termine “portaquaglje” non era molto gradito dagli interessati che lo percepivano come un appellativo dispregiativo, caricaturale e tale, infatti, è divenuto successivamente, assumendo il significato più generale di ruffiano, mezzano, di colui che si fa portatore di missive.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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