Sfogliando: “SALVANNE ‘A ÙREJE D’A CASE, TÌNE ‘A CASE CH’È DÀ ‘NU LUCCHELE E FFUJE“


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

“SALVANNE ‘A ÙREJE D’A CASE, TÌNE ‘A CASE CH’È DÀ ‘NU LUCCHELE E FFUJE”

scazzamurrillTraduzione: (Facendo salvi gli Spiriti protettori della casa, hai una casa che a vederla prima dai un grido e poi scappi via)

Significato:  “Trattasi del giudizio di sciatteria che si da a chi ha una casa sporca e disordinata, che persino gli Spiriti protettori della casa non riescono a sopportare.”

Curiosità:  “Lucera, come ogni altro paese, ha le sue leggende, i suoi personaggi fantastici e i suoi misteri, che affondano le loro radici nella notte dei tempi, a cui sono connesse un’infinità di superstizioni e credenze che noi cittadini del 2000 abbiamo dimenticato, ma che di sicuro sono ancora molto vive nel nostro folklore. La tradizione lucerina vuole che nelle case esistano creature fantastiche buone o malvagie che si manifestano soprattutto di notte e le cui storie sono relative a cose assurde che accadono in casa a cui non si riesce a dare spiegazione. Una delle leggende popolari più conosciute è quella del “ SCAZZAMURILLE”, un dispettoso folletto del folklore lucerino, la cui storia non appartiene solo a Lucera, ma un po’ a tutto il Sud Italia, con il comune denominatore di essere molto simile dappertutto. Si tratta di una specie di elfo o di gnomo, descritto come un omino brutto, peloso, sempre scalzo con un grande cappello a punta in testa e con un abito color tabacco. Qualcuno crede che sia l’anima di un bambino morto prematuramente, senza aver ricevuto il sacramento del battesimo; c’è chi, invece, sostiene che sia un angelo scacciato dal Paradiso per le sue malefatte. Non appare mai di giorno, predilige le ore notturne, e senza essere notato riesce ad entrare nelle case dai buchi delle serrature e si diverte a fare gli scherzi e i dispetti. Infatti ha l’abitudine di sedersi sulla pancia o sul petto di chi dorme, disturbando il sonno, provocando un lieve soffocamento al dormiente che avvertendo il peso di questo essere soprannaturale si sveglia, ma non riesce a muoversi. Fa altri dispetti, come rompere i vetri delle finestre, far chiasso con le pentole in cucina, ed suoi dispetti non si limitano alle persone, ma anche agli animali, rubando loro il cibo e durante la notte va nelle stalle e fa le trecce alle code dei cavalli. Per conquistare il suo favore o la sua benevolenza, gli si possono donare un paio di scarpe o lasciare sassolini nelle ciabatte, ed egli ripaga queste gentilezze con monete d’oro, o indicando al suo benefattore il luogo dove è nascosto un tesoro. La leggenda vuole che se si riesce a prendergli il cappello lo si può invece ricattare e si diventa ricchi perchè lui pur di riaverlo farà di tutto e realizzerà qualsiasi desiderio, andando via per sempre. Un’altra leggenda è quella della “ MALOMBRA”, che secondo le credenze popolari, è uno spettro, uno spirito maligno che vivrebbe nelle case o in prossimità di esse. La parola “malombra” è la combinazione dell’aggettivo “malvagio” e del sostantivo “ombra”, quindi “ombra malvagia, infatti è descritta nei racconti popolari come uno spirito, una presenza opprimente, un incubo che non ha viso, non ha corpo, non ha lineamenti ed è fatto solo di aria, portando a volte un mantello nero e chi la può vedere ne rimarrebbe impressionato. E’ velocissima e furiosa ed arriva improvvisa senza che le persone possano rendersi conto di che cosa sta succedendo. Secondo la tradizione lucerina è un’anima in pena in cerca di pace, e non tutti sarebbero in grado di percepire la sua presenza e spesso la si può dedurre solo da eventi soprannaturali quali spostamenti di oggetti o rumori notturni. Per non farla avvicinare bisogna mettere una scopa fuori la porta, così che essa si fermi a contare i fili di paglia della scopa, perdendo la cognizione del tempo e così lasciando in pace chi dorme in casa o anche lasciando un paio di forbici di metallo nelle vicinanze del letto e all’occorrenza usarle per tagliarle le dita. Infine, “ ‘A ÙREJE D’A CASE “ che sarebbero le anime degli antenati della famiglia, legate strettamente alla casa che hanno sempre cura di accudire, proteggendo sempre i propri familiari ovunque abitino, leggenda la cui origine va ricercata nel culto dei Lares o Manes della tradizione latina, cioè gli antenati defunti che continuavano a vegliare sulla casa e sui discendenti. Nonostante il trascorrere del tempo, il cristianesimo non è riuscito a smantellare questo culto pagano, anzi esso si è rafforzato soprattutto nei ceti popolari al punto che verso questi custodi delle case o comunque vicini alle proprietà umane, che non sono mai né buoni né cattivi, la gente ha sempre avuto un timore riverenziale, cercando di non farli indispettire disprezzando l’abitazione della famiglia ed evitando gridate, litigate, bestemmiate oppure episodi di violenza entro le mura domestiche. Infatti una volta si diceva “ Cìtte, che se ngazze l’ùreje d’a case!! Ora, non è che ogni cosa succeda in casa sia connessa alla presenza di questi spiriti, ma spesso eventi come gli scricchiolii che sembrano provenire dalle pareti e dai mobili, i colpi sui vetri, gli oggetti che si rompono, i problemi di elettricità, i tubi che perdono, le cose che cadono, apparentemente sono eventi un po’ impiegabili, e l’anima popolare li riconduce a queste entità”


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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