Sfogliando: “STASÈRE È MOSSCE, S’È SQUACCIATE ‘A FÈSTE D’A BBALLE”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

giovani-anni-60-2“ STASÈRE È MOSSCE, S’È SQUACCIATE ‘A FÈSTE D’A BBALLE”

Traduzione: “La serata è fiacca, la festa da ballo non è riuscita”

Significato:  “Le feste in casa erano la migliore, e forse l’unica, occasione per i giovani e le ragazze degli anni 50 di ritrovarsi e conoscersi; anche se, spesso, non riuscivano per l’assenza di queste ultime. ”

Curiosità:  ’Dopo la guerra, gli italiani ritrovarono una gran voglia di vivere e divertirsi. A Lucera, dove le sale da ballo arrivarono intorno alla metà degli anni Sessanta e le discoteche tempo dopo, c’era l’abitudine di organizzare in casa delle feste danzanti. Ognuno degli invitati portava qualcosa di proprio: i panini, fatti con pezzi di filone e farciti con la mortadella; i dolci casarecci come gli “sciù”, gli amaretti e i fru-fru; “u rosereje”, il liquore fatto in casa per berci sopra. Un giradischi, facendo girare un piatto su cui era posto un disco 78 giri (largo trenta centimetri e pesante circa trecentosessanta grammi) mentre una puntina, sostituibile dopo un certo uso e inserita in un bracciolo mobile, graffiava i solchi del disco, riproduceva musica e parole, ossia arie e canzoni.
La musica, che non era martellante come nelle discoteche, permetteva di parlare e sentirsi. Si ballava in coppia, con passi vari e fantasiosi, al ritmo della musica: la mazurka, la polka, il valzer, il passo doppio, il tango, balli che permettevano di stringere a sé ma non troppo la propria compagna, e anche la tarantella. Erano tempi in cui il contatto ravvicinato tra giovani non era consentito e queste feste si svolgevano sempre sotto l’occhio vigile delle mamme che, come guardiane, stavano attente alle «mani leste» e «alle parole di troppo». A un certo punto della serata, gli uomini si disponevano a destra e le donne a sinistra, uno di fronte all’altra, e alle parole gridate dal “mastre de bballe” «Facíte ttenzióne cavalíre» iniziava “ ‘a quadriglje cumandata”. Ogni cavaliere sceglieva la sua dama e le coppie così formate, tenendosi sottobraccio, si disponevano in un cerchio e iniziavano a girare in senso antiorario, come in una sorta di girotondo. Da quel momento “ ‘u mastre de bballe” conduceva il ballo con formule dette in un francese maccheronico mescolato al dialetto lucerino, indicando ai ballerini le figure da eseguire..


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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