Sfogliando: “A TUTT’I SANDE, C’U VRASCÍRE’NNANDE “


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

braciere“A TUTT’I SANDE, C’U VRASCÍRE’NNANDE”

Traduzione: (Nel giorno di Tutti i Santi bisogna accendere il braciere)

Significato:  “U VRASCÍRE era una vera e propria istituzione nelle case dei nostri nonni perché esso costituiva la fonte di calore necessaria per la sopravvivenza contro il freddo”

Curiosità:  U VRASCÍRE, termine di derivazione dal latino brusicare = bruciare, era una presenza fissa nelle case dei lucerini fino a circa 60/70 anni fa, un oggetto di uso comune ormai caduto nell’oblio, che rappresenta un autentico simbolo di un’epoca passata. Lo si andava cercare nel ripostiglio o su un armadio alla fine di ottobre, quando, con l’arrivo delle prime giornate veramente autunnali, le case, specialmente la sera e la mattina presto, cominciavano ad essere avvolte dal freddo. Era un recipiente circolare, di cui il tipo più comune era in ferro, ma ne esistevano anche tanti di rame, con il bordo di ottone cromato e due manici cesellati, con i risvolti intarsiati, che, solitamente, veniva posto al centro della stanza da riscaldare. All’ interno vi si metteva la legna con la carbonella che poi si accendeva e ci si riscaldava. Ogni tanto con una palettina di ferro si rimestava la carbonella che si ravvivava e si ricopriva di cenere gli anellini di fuoco per farli durare più a lungo e veniva lanciata una scorza di arancia o di mandarino per aromizzare la stanza dall’odore di carbonella. Intorno al braciere venivana posta una pedana di legno chiamata “PÉDEVRASCÌRE” e sulla pedana, a protezione del braciere, si appoggiava “U SSCIUGAPANNE”, uno strumento a forma di cupola fatto con listelli lignei intrecciati tra loro che costituitivano da una vera e propria gabbia in legno o a volte metallica con una faccia inferiore aperta che copriva il braciere, indispensabile per asciugare gli indumenti. Spesso, conficcato nella cenere, si metteva “ U TREPPÍDE”, un apposito supporto di ferro sul quale si poneva un piccolo tegame per cuocere le vivande, sfruttando il calore d’u vrascíre. A quel tempo non tutte le famiglie potevano permettersi la televisione e u vrascíre assumeva anche un’importanza simbolica perché attorno ad esso si riuniva la sera tutta la famiglia per stare al caldo e per raccontare “ i cúnde “. Poco prima di andare a letto si spostava la brace rimasta e si metteva sopra al braciere uno scaldino, detto “ U MONECHE “, che, una volta riscaldato, si infilava tra le lenzuola e le coperte per intiepidirle e trovare il tepore di calore una volta a letto. Un fenomeno singolare erano i cosiddetti “ PARÍNDE “,che erano eritemi che spuntavano sugli arti inferiori a causa dell’abitudine di accostarsi troppo al braciere.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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