La festa dell’Immacolata a Lucera


Lino MontanaroUN PO’ DI STORIA

La celebrazione dell’8 dicembre ha una storia antica, che risale nei secoli ad un giorno di festa. Infatti già gli antichi Egizi e Greci in quella data festeggiavano alcune divinità femminili; mentre per i Romani ricorreva l’anniversario della realizzazione del tempio di Tiberinus.

Per la cristianità la tradizione di festeggiare l’8 dicembre risale all’VIII secolo, quando le chiese d’Oriente iniziarono a celebrare la festa della Concezione di Sant’Anna, la madre di Maria. La celebrazione, quando giunse in Occidente, si trasformò in quella in onore della Vergine, generando una secolare controversia teologica che fu superata dalla promulgazione del dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla del Papa Pio IX “Ineffabilis Deus” dell’8 dicembre 1854.

La festività religiosa, che nel nostro Paese si celebra con rispetto e sentita devozione, è preceduta dalla cosiddetta “Dodicina”, cioè la novena di preparazione alla festività dell’Immacolata, che va dal 30 novembre al 7 dicembre.

LA FESTA DELL’IMMACOLATA A LUCERA

Come la festività religiosa ha origini antiche, anche il rito dell’accensione dei falo’ ha origini pagane: “i fanoje” della sera del 7 dicembre.
Questo rituale, che creava un forte coinvolgimento collettivo, era legato al carattere purificatore del fuoco il quale, oltre a riscaldare la Madonna nel viaggio verso Betlemme e asciugare i panni del Bambin Gesù, aveva il significato esorcistico di allontanare le forze del male e proteggere contro i rigori dell’inverno sia le persone che la terra affinchè essa potesse mantenere intatta la sua fertilità.

A Lucera, la tradizione vedeva i vari rioni impegnati in una vera e propria gara per l’allestimento della “fanoja” più bella, imponente e suggestiva. Già dalla fine di novembre i ragazzi, andando in giro per case, masserie, vigne e “p’u buschette“, iniziavamo a raccogliere rami e legna di qualsiasi tipo, che venivano accantonati nel luogo individuato per la sistemazione del falò, creando delle pile, in alcuni casi molto alte.
Gli adulti, invece, provvedevano alla sistemazione della pira di legna, a forma piramidale, e al calar della sera del sette dicembre l’accendevano mentre tutti si disponevano intorno al fuoco, grandi e piccoli, ad ammirare le fiamme e la loro altezza.
Un significato specifico era attribuito perfino al modo come bruciava a fanoie : scoppiettii e una fiamma consistente erano di buon presagio.
” ’A fanoje” aveva un alto valore socializzante perché, intorno ad essa, stavano insieme tutti gli abitanti dei quartieri per vivere una serata festosa, dimenticando per un po’ i guai della vita.

Noi bambini, soprattutto, eravamo attratti dalla magia delle fiamme che crepitavano e dalle scintille che salivano in alto, animando il buio della notte.
Qualcuno dei ragazzi buttava di nascosto nelle fiamme dei pezzi di sale, che provocavano degli schioppi per spaventare le donne e, soprattutto le bambine e le ragazzine, che stavano più vicine al fuoco.

Quando le fiamme non c’erano più e del falò restava solo brace ardente, donne e uomini con pale e rastrelli, la raccoglievano per riempire i bracieri in rame o in ottone che un tempo costituivano, insieme al camino, l’unica fonte di riscaldamento delle e abitazioni.

Il giorno della vigilia della festa era d’obbligo il digiuno e l’astinenza dalle carni che andava dall’alba al tramonto, in pratica fino alle 18, ora in cui iniziavano i preparativi del giorno dopo.

Ma a Lucera la festa dell’Immacolata era sinonimo di pèttele.  Infatti la sera della vigilia vigeva la tradizione culinaria e l’abitudine di riunirsi in famiglia per la laboriosa preparazione delle frittelle, fatte di pasta lievitata e fritte in olio d’oliva bollente, secondo le ricette tradizionali, tramandate ancora oggi da madre in figlia.

Molte sono le leggende sull’origine delle pèttele , che probabilmente prendono il nome dalla parola latina “pitta” che significa “piccola focaccia”.
La forma della pèttele può essere quella della pallottola oppure di una ciambella; a volte cosparse di zucchero, ma anche di sale, per essere morbide e gustose .
I bambini si divertivamo a vedere che forma prendevano i pezzetti di pasta nell’olio bollente.

La giornata dell’8 dicembre, era vissuta tra celebrazioni religiose e folkloristiche, ma i lucerini, oltre che santificare, la festa, non si facevano mancare abbondanti libagioni e degustazioni gastronomiche.

Infine l’8 dicembre, come da altra tradizione, ci si dedicava all’allestimento del Presepe, e negli ultimi anni, anche all’ allestimento dell’ albero di Natale.

MODI DI DIRE LUCERINI SULLA FESTA DELL’IMMACOLATA

– M’ASSEMMÈGGHJE ‘A FANÒJE D’A MMACULÀTE (Espressione usata davanti ad un grosso cumulo di legna accesa) ;

– OGG’È SANDE NICOLE…E NATALE DECIANNÓVE……OGG’È MMACULATE CUNGÈTTE….E NATALE DICIASSÈTTE…… OGG’È SANDA LUCJÌE….E NATALE È TTRIDECE…. (Con questo detti si quantificavano i giorni che ancora mancavano a Natale) ;

– MMACULATE CUNGÈTTE NATALE DICIASSÈTTE……, MA ÉJE MEGGHJE ‘SI SAJE CUNDÀ ….SO SÌDECE E NONE DICIASSÈTTE (I conti devi farli bene) ;

– ’A MMACULATE ARRIVE ‘A VERNATE (All’Immacolata l’inverno è ormai alle porte) ;

– DA MMACULATE A SANDA LUCJÌE ….QUANNE E ‘NU PASSE DE CUCCUUAJIE (dall’Immacolata a Santa Lucia si accorcia il giorno) ;

– ’A MMACULATE L’ÚGLJE È CALATE (all’Immacolata l’olio è pronto per l’uso) ;

– SI ‘NU BBÙNE NATALE VÚJE FFÀ, A MMACULATE ÈJA ACCUMENZÀ (se un buon Natale vuoi fare, dall’Immacolata devi cominciare).

[LEGGI ALTRE ANTICHE TRADIZIONI LUCERINE]

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Informazioni Autore

"Dialettando" è una rubrica di Lino Montanaro che ha raccolto prima nella sua memoria e poi in appunti, proverbi, modi di dire, espressioni tipiche lucerine, pillole di saggezza popolare, tramandate di generazione in generazione. [biografia]

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