I disordini alimentari


arianna pedone psicologa luceraDopo il periodo di abbuffate natalizie, mi sembra appropriato parlare dei disturbi che classicamente si associano al cibo.
Questi si definiscono come disturbi del comportamento alimentare o del controllo del peso.

In sè e per sè tutti, bene o male, abbiamo fatto i conti con qualche chilo di troppo, ma, per farvi comprendere la differenza, in questo caso l’errato comportamento alimentare arriva a danneggiare la salute fisica, psicologica e il funzionamento sociale.

Tali disturbi in letteratura sono ascrivibili a giovani donne adolescenti, anche se sono stati riscontrati casi anche nel periodo prepuberale (nei bambini). Negli ultimi anni il fenomeno si è riscontrato anche negli uomini.

Il disturbo alimentare viene collegato ad una problematica legata all’assunzione di cibo, ma permettetemi di dire che questa concezione della patologia è in parte o del tutto fuorviante. Infatti la patologia si manifesta con tutta una sintomatologia legata al mangiare, come restrizione alimentare, abbuffate, condotte di eliminazione del cibo (come il vomito autoindotto), ma le cause sono spesso di tutt’altro genere, quindi in nessun modo legate all’alimentazione.

I disturbi alimentari sono un modo per comunicare (non sempre in modo consapevole) un malessere: un lutto, abbandoni, abusi, maltrattamenti, in generale direi un disturbo legato alla sfera affettiva. Concentrarsi in maniera ossessiva sul proprio corpo, sul peso e sul cibo sposta il problema su qualcosa che la persona può controllare, che può lenire la sofferenza reale che c’è e che risulta non gestibile. Paradossalmente potremmo dire che il disturbo alimentare è una sorta di auto-cura.

Un approccio che tiene conto solo dell’aspetto alimentare non permetterebbe di riconoscere ed elaborare le cause reali di questa gamma di patologie.
In letteratura possiamo riconoscere tre tipi di disturbi:
ANORESSIA, determinata da un apporto di cibo assolutamente insufficiente al fabbisogno della persona;
BULIMIA. caratterizzata da una alimentazione sregolata con condotte di eliminazione o compensatorie come vomito, attività fisica, lassativi etc etc);
BED (Binge Eating Disorder) ultimo arrivato nella letteratura, il disturbo che prevede grandi abbuffate senza condotte di eliminazione o compensatorie.

Ovviamente per diagnosticare un disturbo alimentare bisogna prima accertare che la persona non abbia altro tipo di patologia organica, come ad esempio una disfunzione ormonale o altro, e che siano presenti le caratteristiche riguardanti una delle tre patologie descritte sopra, che in certi casi possono alternarsi nello stesso soggetto.

Una volta accertato il disturbo alimentare prima di andare dal nutrizionista, che sicuramente sa il fatto suo e che è necessario al fine di ristabilire una corretta assunzione di cibo, risulta indispensabile intraprendere un percorso di psicoterapia che aiuti a far emergere le cause sommerse del disturbo.

Mi piace lasciarvi con un’immagine evocativa di tale fenomeno, come di altri in realtà…
La patologia, ovvero i sintomi sono solo la punta di un iceberg. La parte sommersa nasconde altro, come vi dicevo, ed è di questa parte che ci si deve preoccupare per arrivare a sciogliere il ghiaccio della punta.

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La Dottoressa Pedone, Psicologa Psicoterapeuta, risponde alle tue domande su: ansia, depressione, attacchi di panico, depressione post parto, problemi di coppia, disturbi alimentari, disturbi della sfera sessuale, problematiche familiari.. [contatti]

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