Il primo giorno di scuola. Genitori e figli a confronto


Dott.ssa Arianna PedoneIn questi giorni di ritorno dalle vacanze al mare, riflettevo sull’imminente avvio dell’anno scolastico, ormai alle porte, e mi chiedevo quanti genitori come me sono in ansia per i loro figli che, grandi o piccoli che siano, stanno per intraprendere il loro percorso scolastico.
Dall’asilo nido fino all’università, con le relative differenze, ogni scuola rappresenta un passo in avanti nella crescita, nell’autonomia e nel confronto con il mondo esterno.
Ma chi è veramente spaventato? I nostri figli o noi? O meglio quanto di nostro c’è nelle loro paure?

Nel caso di un bambino piccolo che viene portato per la prima volta all’asilo nido, lui sicuramente è ignaro di tutto. La sua mamma continua a dirgli che non lo lascerà mai e pochi istanti dopo viene lasciato tra le braccia di una, seppur amorevole, sconosciuta.
I nostri figli, soprattutto quelli più piccoli, hanno le paure che abbiamo noi. Il bimbo che viene lasciato al nido, nella maggior parte dei casi, piange. Se la mamma, per la troppa ansia o emozione, si lascia coinvolgere nel pianto o si fa prendere dall’agitazione, che messaggio trasmetterà a suo figlio? Probabilmente molteplici, ma il primo che mi balza alla mente è che il bimbo vedendo la mamma piangere, si convincerà ancora di più che non vuole stare a scuola, che quel posto è “brutto!”. Piuttosto sarebbe consigliabile concordare, con le insegnanti della struttura (nido, scuola dell’infanzia) la metodologia più adatta al fine di un inserimento scolastico indolore.
In ogni caso farsi prendere dall’agitazione di fronte al proprio figlio non aiuta nessuno.Meglio rassicurare, attirare l’attenzione del bambino su qualche gioco interessante, o al limite, se questo è possibile, fermarsi qualche minuto con lui a giocare.

E la scuola primaria? Tante volte vedo mamme che, dopo il periodo consentito, continuano a portare i bimbi fino in classe. Proviamo a riflettere su che tipo di messaggio involontariamente trasmettiamo ai nostri figli di 6 anni. Sicuramente che li amiamo, ma forse anche che riteniamo non siano in grado di farcela da soli.
L’autostima, un argomento che mi sta molto a cuore e che spesso ritroverete nei miei articoli, se avrete il piacere di leggerli, si forma proprio in questi anni delicati. Noi siamo lo specchio dei nostri figli, noi rimandiamo loro un’immagine di sé stessi che li vede competenti, capaci, insomma “in grado di…”, e questa immagine che noi contribuiamo a costruire sarà quella con cui dovranno fare i conti tutta la vita.
Se noi presentiamo loro la scuola primaria come un posto divertente, dove impareranno tante cose, dove dovranno  impegnarsi ma anche dove riceveranno tante soddisfazioni, manderemo a scuola dei bambini felici di andarci e di confrontarsi con i loro coetanei, fiduciosi nelle loro capacità.

E i ragazzi più grandi, quelli che si apprestano ad affrontare le scuole medie o il liceo? Che paure abbiamo noi genitori? Al di la del fatto che siano o meno bravi studenti, ci preoccupiamo che facciano le scelte giuste per la loro vita, ma da questo momento in poi diventiamo ogni giorno sempre più spettatori. Sì certo, abbiamo voce in capitolo, ma siamo così sicuri che il nostro “NO” non venga trasgredito? Se siamo fortunati veniamo messi al corrente delle loro decisioni o potranno chiederci aiuto, consiglio. Dipende tutto dal tipo di relazione che abbiamo costruito con loro. Se gli abbiamo fatto capire fin da piccoli che ci fidiamo di loro e delle loro scelte, non avranno nessun problema a confrontarsi con noi. Il figlio che, al contrario, pensa che il proprio genitore lo disapprovi sempre, probabilmente ci terrà meno a sapere il suo parere (anche perché, lasciatemelo dire, lo conosce già!!)

Un ultimo riguardo ai genitori che stanno salutando i loro figli che partono per la nuova avventura dell’ ”Università”.  Il loro è un atto di estrema e incondizionata fiducia, in cui il messaggio è: “Ora sei adulto, in grado di occuparti di te stesso, mamma e papà rimarranno qui, in attesa!”.
Attenzione a non creare tanta ansia da prestazione scolastica (ovvero la voglia di dimostrare ai genitori di essere bravo) che, sui soggetti sensibili, in dosi eccessive può diventare controproducente.

Incoraggiamo i nostri figli a fare del loro meglio a tutte le età, il che può non sempre coincidere con le nostre aspettative, ma con questo dobbiamo fare i conti noi, non loro!

Un caro saluto ai miei lettori e un buon anno scolastico a tutti gli studenti.

Dott. ssa Arianna Pedone

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La Dottoressa Pedone, Psicologa Psicoterapeuta, risponde alle tue domande su: ansia, depressione, attacchi di panico, depressione post parto, problemi di coppia, disturbi alimentari, disturbi della sfera sessuale, problematiche familiari.. [contatti]

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