L’ansia: sintomi, cause e rimedi


Questa volta per il nostro appuntamento mensile, vorrei concentrarmi su una tipologia di paziente che capita molto spesso nel mio, e non solo, studio: il paziente ansioso.

L’ansia in natura è una reazione normale che si manifesta in occasione di uno stimolo avvertito come pericoloso. In questo caso spinge l’animale ad una risposta di fuga. È quindi in realtà una reazione, non solo normale, ma anche sana perché salva l’animale.

L’ansia è propulsiva, e quindi positiva, quando ci sprona a dare il nostro meglio in occasione di un esame, del lavoro che svolgiamo. Ci stimola all’azione. Diventa negativa quando invece di spingerci all’azione ci congela, ci immobilizza e ci rende impossibile muovere qualsiasi passo.

Il paziente ansioso è una persona a cui si sta vertiginosamente restringendo il campo di azione: molte delle sue attività e del suo tempo sono ormai invase dall’ansia che lo paralizza e gli impedisce di concentrarsi, di uscire, di lavorare, insomma di svolgere le normali attività di tutti i giorni.

Quando questo paziente decide di chiedere aiuto è perché le ha tentate tutte, e non sa più cosa fare. Spesso a questo punto la sua vita è paralizzata e lui ha paura anche della sua ombra.
Ed arriva da me, dopo essere andato magari dal medico di base e aver consultato parenti, amici e anche qualche specialista.

I sintomi dell’ansia sono tanti, diversi e variabili. Irritabilità, agitazione, mancanza di concentrazione, disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, paura, costante stato di allerta, mancanza di memoria, umore per lo più abbattuto, mancanza di interessi. Poi ci possono essere tutta una serie di manifestazioni fisiche, come l’accelerazione del battito cardiaco, difficoltà nel respirare, difficoltà a restare fermo, tensione muscolare, dolori addominali, vampate di calore, senso di costrizione o oppressione al petto, mal di testa. Abbiamo poi preoccupazione per cose di poco conto, incapacità a rilassarsi, facilità al pianto e irritabilità.

Per quale motivo insorge? Questa è una bella domanda la cui risposta apre tutta una serie di considerazioni. Sicuramente possiamo ravvisare una componente di natura ambientale. L’esposizione all’ansia nell’ambiente di vita della persona ne influenza l’insorgenza. In poche parole, spesso nella storia di vita del soggetto ansioso si ravvisano contatti con persone ansiose nella famiglia di origine, con cui la persona ha vissuto per anni, vive ancora o di cui subisce tutt’ora l’influenza nonostante un distacco fisico.
Non solo l’ambiente familiare, anche l’ambiente lavorativo influenza una persona predisposta all’ansia.

Ci sono poi tutta una serie di eventi di vita, potenzialmente stressanti, come un incidente stradale, per fare un esempio lampante, che possono scatenare la sintomatologia ansiosa in un soggetto fragile e predisposto.

Passiamo a considerare le modalità di trattamento.
Le differenti correnti di pensiero, prevedono modalità diverse di approccio curativo. Tutte, però, partono dal presupposto che il paziente debba imparare a gestire il proprio stato di malessere.
L’ansia è un stato di malessere che persiste fin quando la persona che ne soffre si affanna a remare contro, a lottare e a rifiutare di accettare di poterci convivere.
Lo so, sembra strano, ma questa patologia trae la sua forza nella misura in cui ci spaventa e ci impedisce una vita normale.

L’aiuto che può derivare da un trattamento psicoterapeutico, è cercare di abbassare il livello di ansia del paziente in modo da consentirgli di ritrovare la fiducia in sé stesso e la forza di riprendere la sua vita normale.
Ma come si abbassa il livello d’ansia? Molto efficaci sono metodi di rilassamento, come il training autogeno, che insegnano la respirazione profonda e inducono un rilassamento muscolare e mentale progressivamente sempre più efficace.

La psicoterapia invece aiuta il paziente a correggere il modo di porsi quando si trova in situazioni ansiogene, cioè a fargli comprendere che la sua reazione sbagliata deriva da considerazioni sbagliate che egli stesso ha sulla situazione. Queste considerazioni vengono ridiscusse durante la terapia, ne viene contrattato il contenuto, a volte addirittura ribaltato in positivo. Questo trattamento, in concomitanza ad una graduale esposizione alle stesse situazioni che sono fonti di ansia, se portati avanti con motivazione e costanza, a lungo andare debelleranno completamente il sintomo ansioso.

Perché paradossalmente, nel momento in cui l’ansia non ci spaventa, nel momento in cui ci conviviamo e la gestiamo efficacemente, non ha più motivo di disturbarci e silenziosamente ci saluterà.

Vi aspetto al prossimo articolo.

Dottoressa Arianna Pedone.

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La Dottoressa Pedone, Psicologa Psicoterapeuta, risponde alle tue domande su: ansia, depressione, attacchi di panico, depressione post parto, problemi di coppia, disturbi alimentari, disturbi della sfera sessuale, problematiche familiari.. [contatti]

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