Psicologia: Il malato immaginario


ariannapedonePoco tempo fa sono stata contattata da un nuovo paziente che mi ha detto per telefono di soffrire di attacchi di panico, così gli ho dato appuntamento.

Arrivata all’incontro scopro dal racconto del signore che la paura di morire che nell’attacco di panico è un sintomo, per lui è proprio la malattia…

Il signore è ipocondriaco, ha paura di avere una brutta malattia ed è convinto che ne morirà. L’ansia che si scatena lo induce a correre a fare visite mediche specifiche a volte anche invasive e costose pur di fugare ogni suo dubbio, che non si fuga mai del tutto, perché i risultati dei test o delle analisi possono essere sbagliati e quindi sovente li ripete per maggiore sicurezza. Spesso capita anche che il soggetto sia profondamente convinto che il medico non abbia proprio compreso la natura del malessere riferito, per cui si rivolgerà altrove.

In ogni caso, una volta calmata l’ansia per il sospetto di una malattia, si farà strada il timore per una nuova malattia che porterà l’ipocondriaco a ricominciare le sue ricerche.

La preoccupazione per la propria salute spesso si associa alla sopravvalutazione di sintomi minimi (come il raffreddore) o addirittura alla errata interpretazione di normali funzioni corporee(come la sudorazione). In questo senso l’ipocondriaco è sempre molto concentrato nel monitorare il proprio stato di salute.

Questo tipo di patologia viene inquadrata in psicologia come una nevrosi, proprio perché il paziente mantiene la lucidità quando l’evidenza dei fatti gli dice che non è malato. Infatti egli riconosce di essersi sbagliato, diversamente da un paziente affetto da psicosi che non ammetterebbe mai di essersi sbagliato. In alcuni casi, i più gravi, la sintomatologia interferisce con il normale svolgimento della vita, pensate ad esempio a quanti permessi per malattia e per accertamenti di varia natura sarà portato a chiedere l’ipocondriaco, interferendo con la sua vita lavorativa e a volte rischiando il posto di lavoro.

Spesso questo tipo di pazienti hanno una storia di malattia alle spalle propria o dei propri cari. Ed un vissuto di debolezza che evidentemente è una fragilità emotiva più che fisica, un vissuto di incapacità, a volte collegato ad una iperprotezione materna, che il soggetto tende a compensare appunto con un controllo assiduo.

Sebbene ci sono buone possibilità di remissione del sintomo, ironicamente non è facile trattare con un ipocondriaco. Infatti anche lo psicologo non sarà immune dall’essere ritenuto dallo stesso paziente incapace di aiutarlo o del tutto incompetente.

L’aspetto meno ironico di questa malattia è che prima o poi l’ipocondriaco dirà :”Lo avevo detto io!” perché purtroppo oggigiorno a forza di cercare qualche malattia la si trova…

Arrivederci al prossimo mese.

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