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Romano Petroianni

romano petroianniSono un cultore del dialetto di Lucera e autore di libri, tra i quali, uno, il più corposo di 3400 pagine, diviso in tre volumi, dal peso complessivo di 7 kg. , intitolato – “U rataville” (U / ratavill ) –

Attrezzo che tutti erroneamente chiamano rastrello o spazzolone, che comprende: “Antologia”, “Grammatica lucerina” e “Vocabolario” con oltre 40.000 parole.

La suddetta grammatica, alla pari della panacea, di un toccasana, mi ha consentito di dare chiarezza a personaggi storici e far luce alle tante incongruenze etimologiche riportate in tutti i dizionari, tra le quali, ad esempio:

– “Covo” è fatto derivare dal suo verbo “Covare
– “Scivolo” è fatto derivare dal suo verbo “Scivolare

E’ come “neve” (nome) derivasse dal verbo “nevicare“, o “carta” (nome) da “carteggiare“, oppure “sole” (nome) da “soleggiare“.

– “Masaniello“, Tommaso d’Amalfi (29/06/1620 – 16/07/1647) con erroneo nome “Aniello” –
– “Guaglione“, etimo incerto, probabilmente, dicono, deriva dall’onomatopea “gua…gua…”, voce imitativa, il piagniucolare del bambino; con giri e rigiri, scomodando il latino, il greco, il francese, da “giovane mozzo“, oppure da un probabile “francesismo di epoca angioina” –

– “U scejarrabballe” (U / sc-jarrabball) termine, prettamente dialettale anche di altri paesi, con il significato di calesse, biroccio, cocchio, biga. E’ stato pubblicamente dichiarato derivi dal francese “char à banc“, traduzione alla lettera in italiano “carro a sedile” (il carro non ha pure il sedile?). Finora, nessuno ha spiegato quale sia il percorso, applicando regole dialettali, che da “carro a sedile” porti al termine “scejarrabballe” (sc-jarabball) –

– “Le fracchie”, nebuloso il significato e l’origine dei grandi coni di fuoco di S. Marco in Lamis (FG) –
– “Scoprire gli altarini“, relativo “ai piccoli segreti“, che finora ha mai dimostrato –
– “Zitto e mosca“, non riescono ancora ad associare il silenzio alla mosca –
– “Mariolo“, “ladro” è fatto derivare da “Far le Marie”, “Fingere pratiche di devozione” –
– “Mandorlo“, è fatto derivare da “Mandorla” –
– “Damigiana“, è fatto derivare da “Dama Giovanna” –
– “Cretino“, è fatto derivare dal franco provenzale “crètin“, propriamente “Cristiano”
– “Pentolaccia“,  è collegata, l’origine, alla scoperta del Nuovo Mondo o della Cina –
– “Cantiere“, poi, cosa assurda, è fatto derivare da “Cavallo castrato” –

Nell’era del ventunesimo secola, non vi pare che tali stranezze debbano essere chiarite? E che “Cristiano” non ha assolutamente nulla in comune con “Cretino” ?

Nelle altre scienze ci sono state grandi rivelazioni. Nel nucleo, ritenuto indivisibile, si è scoperto un doppio filamento che rappresenta la carta d’identità di ogni essere vivente; le stele trovate nella Valle dei Faraoni sono state decifrate. Si sono fatti grandi passi che fanno onore alla cultura, mentre nei tanti dizionari, che dovrebbero essere la culla della letteratura, ristagna il più completo silenzio, accomunati alla mania di trasformare la lingua italiana a una sudditanza del francese, facendole perdere l’identità, inserendo parole straniere, e anticipandone così la scomparsa, poichè è stato dichiarato che la futura lingua Europea sarà (o è) l’inglese.

Gli addetti ai lavori, l’Accademia della Crusca, le Università, i letterari, i ricercatori e gli studiosi di dialetti, superate le difficoltà iniziali di ricerca, hanno l’obbligo di fornire i chiarimenti di tanti termini e locuzioni. Hanno l’obbligo di aprire i vari forzieri, i vari scrigni lasciati dai nostri antenati e mostrare l’oro e i gioielli che contengono e che rappresentano tutto dei nostri avi: il senso di umanità, l’intelligenza, il grande genio inventivo (genio che si presenta spontaneamente nei veri artisti, a volte senza la necessità di un supporto culturale), la spiccata osservazione che rasenta quasi la pignoleria, il calore e il colore nel linguaggio.

La cultura non è una cosa stabile, occorre intraprendere altre strade, occorre uscire dal proprio seminato, occorre rivedere e ripercorrere altre vie dei tanti dialetti d’Italia per scoprire, oltre alle tante novità, che un insegnamento basato su una vera grammatica dialettale apporterebbe una più facile e rapida conoscenza della lingua italiana.

– Togliere fresche acque da antiche cisterne –

E’ la massima di Manfredi, figlio di Federico II di Svevia:
occorre saper studiare il pensiero dei grandi uomini del passato per ricavare quanto più di buono e applicarlo nel presente.

Ma se non si conoscono le antiche cisterne, come è possibile attingere fresche acque?

Romano Petroianni

Quadernetti in dialetto di Lucera di Romano Petroianni

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