Sfogliando – Detti e Contraddetti…così per dire: “PEREPICCHIE PEREPACCHIE VACE ‘A SCOLE E FACE….”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

” PEREPICCHIE PEREPACCHIE VACE ‘A SCOLE E FACE ‘NGUACCHIE, SE N’ACCORGE ‘U PREVESSÓRE, ISSCE FÓRE MASCALZÓNE! “

PEREPICCHIE PEREPACCHIETraduzione: Perepicchie Perepacchie va a scuola e commette una marachella,  se ne accorge il professore che caccia via il mascalzone

Significato: Filastrocca scolastica di tanti anni fa.

Curiosità: La scuola elementare di una volta era diversa da quella attuale. Si accedeva a 6 anni compiuti, si frequentava dal 1° ottobre fino alla metà di giugno dell’anno successivo, tutti i giorni della settimana dalle 8,30 alle 12,30, tranne la domenica e i giorni di festa. La scuola era ubicata o in antichi palazzi con aule dalle volte molto alte, fredde e riscaldate da una stufa a legna oppure in nuovi edifici scolastici costruiti appositamente, con aule più accoglienti. Esse erano arredate con sobrietà: alle spalle della cattedra c’era un crocifisso, agli altri muri erano attaccate le lettere dell’alfabeto, le carte geografiche e una lavagna nera. La cattedra era rialzata su una pedana, mentre  i banchi a due posti, di legno e verniciati di nero, erano composti da un’unica panca collegata in un tutt’uno al piano di lavoro, appena inclinato, che si divideva in due parti le quali si sollevavano per poter sistemare sui ripiani sottostanti le cartelle. Sulla parte fissa dei piani era presenti due buchi nei quali erano sistemati i calamai per l’inchiostro. C’era un unico maestro, uomo o donna che fosse: un personaggio importante e severissimo, sempre con la bacchette tra le mani, che a volte usava per punire gli scolari con il pieno consenso della famiglia. In prima elementare il maestro insegnava a fare con la matita delle stanghette e solo dopo le lettere; poi, quando gli scolari erano pronti, si scriveva usando i pennini che venivano intinti nel calamaio pieno d’inchiostro. Le materie scolastiche che si studiavano erano simili a quelle di oggi. Gli scolari indossavano un grembiule nero se maschi e uno bianco se femmine, con un colletto rigido bianco ed un fiocco blu; avevano con sé una cartella di stoffa o di cartone contenente qualche libro, un quaderno a righe, uno a quadretti e un astuccio di legno, con all’interno una matita,  una gomma, la penna e alcuni pennini. I voti che venivano dati agli alunni andavano da 0 a 10 mentre l’insegnante correggeva i compiti con una matita bicolore (per metà rossa e per metà blu) con cui segnava gli errori commessi, usando il rosso o il blu a secondo della gravità degli stessi. A fine anno veniva consegnata alla famiglia “la pagella”.Per poter accedere alla scuola media inferiore gli scolari che avevano completato la V elementare  dovevano sostenere e superare l’esame di ammissione.

La foto di copertina di questo articolo ritrae la Maestra Casilde Palumbo, nonna di mia moglie Casilde, con le sue allieve (clicca sulla foto per ingrandirla).

Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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Redazione Lucera.it

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