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15 Ottobre 2026
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Dialettando 441 – Modi di dire Lucerini

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lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 441

A Lucera non si dice “È una persona evitata da tutti” ma si dice: “ TÉNE ‘A SCHEMMÙNECHE NÉREVE“ – (Traduzione: Ha la scomunica più grave)

A Lucera non si dice “ Indossa sempre vestiti senza marca e a buon mercato ” ma si dice: “ VACE VVESTÚTE CÚM’E NU STRAZZACAPPE “ – (Traduzione: Va vestito come un pezzente)

A Lucera non si dice “ Per ottenere risultati, bisogna darsi da fare “ ma si dice: “ CHI VÓLE U FÚCHE, S’U VACE A TRUUVÀ“ – (Traduzione: Chi vuole il fuoco se lo deve andare a cercare)

A Lucera non si dice “ È una persona che si accontenta di poco “ ma si dice: “ ASSEMÈGGHJE O’ NUTARE PITTE, S’ACCURDAVE C’A MENÈSTRE DE CIAMMARUCHÈLLE “ – (Traduzione: Sembra il Notaio Pitta che si accordava con una minestra di lumache)

A Lucera non si dice “ Questa pietanza è salatissima “ ma si dice: “ OGGE È FATTE ‘A RAGGE SANDEMATTEJE“ – (Traduzione: Oggi hai cucinato la rabbia di San Matteo)

A Lucera non si dice “ Ha sposato una persona non proprio all’altezza “ ma si dice: “ SE PIGGHJATE A U CIUCCE C’U CAPPÍLLE “ – (Traduzione: Si è maritata con l’asino con il cappello)

A Lucera non si dice “ Quando non si riesce a trovare nessun accordo, non rimane che rivolgersi alla giustizia “ ma si dice: “ ‘ A CAPA TOSTE À DDOME ‘A CORTE “ – (Traduzione: La testa dura la convince la giustizia)

A Lucera non si dice “ In una combriccola di ignoranti, prevale chi è istruito “ ma si dice: “ A’ CASE D’I CECATE, BBIATE A CHI CE VÉDE “ – (Traduzione: Nella casa dei ciechi, beato chi ci vede)

A Lucera non si dice “ Mi dovete trattare come tutti gli altri “ ma si dice: “ ‘U CAFÈ O’ CANONECHE E A MMÈ PÚRE “ – (Traduzione: II caffè al canonico e a me pure)

A Lucera non si dice “ Dobbiamo accettare le sofferenze, e affrontare con serenità le prove della vita “ ma si dice: “ ASSA FÀ A DDÍJE, CHI CCI’À CREJATE ÈRE NU PUVERÌLLE “ – (Traduzione: Lasciamo fare a Dio, chi ci ha creato era un poverello)

In foto Anni 80 – Palazzo Carrescia sec. XIX – Corte, scalinata e loggiato – Via Tenente M. Schiavone

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

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