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10 Ottobre 2026
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Olio extravergine, prezzi in picchiata: in Puglia gli agricoltori protestano. «Produrre così non conviene più»

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Le quotazioni scese intorno ai 4 euro al chilo mettono sotto pressione le aziende olivicole. A Bitonto oltre 200 produttori sono scesi in strada per chiedere interventi urgenti. Nel Foggiano pesano anche i costi della raccolta e le difficoltà dell’olivicoltura tradizionale.

Il prezzo dell’olio extravergine d’oliva scende e la preoccupazione cresce tra i produttori pugliesi. Per molte aziende agricole, la nuova stagione si apre con un interrogativo concreto: conviene ancora raccogliere le olive se il ricavato rischia di non coprire le spese sostenute?

La protesta è arrivata anche sulle strade. A Bitonto, nel Barese, oltre 200 olivicoltori hanno partecipato a un presidio lungo la strada provinciale 231 per richiamare l’attenzione sulla crisi del comparto. Sugli striscioni esposti durante la mobilitazione il messaggio è stato diretto: «Non chiediamo elemosina, chiediamo dignità». Un richiamo alle difficoltà di chi lavora negli uliveti e vede ridursi il valore del proprio prodotto.

Le quotazioni scendono e i margini si assottigliano

I dati riportati nel settore fotografano una flessione significativa. Secondo le cifre attribuite a Ismea, nel 2026 il prezzo medio all’origine dell’olio extravergine italiano è arrivato a 4,82 euro al chilogrammo, contro i 9,47 euro dello stesso periodo del 2025: una riduzione di circa il 49%.

Sulla piazza di Bari, riferimento fondamentale per il mercato nazionale, la quotazione indicata è di 4,55 euro al chilo.

Per gli agricoltori, il problema non si esaurisce nella diminuzione del prezzo. Il valore riconosciuto al prodotto deve infatti confrontarsi con le spese necessarie per coltivare gli alberi, irrigare, effettuare i trattamenti e organizzare la raccolta.

Marco Loconte, tra i promotori della manifestazione di Bitonto, ha richiamato proprio il passaggio dalle quotazioni vicine ai nove euro a quelle attuali, sottolineando le conseguenze sui ricavi delle aziende.

Più olio disponibile, ma il mercato non assorbe l’offerta

Tra i fattori indicati per spiegare la discesa dei prezzi c’è l’aumento della produzione nazionale. Le stime riportate nel materiale di riferimento parlano di circa 325mila tonnellate, il 31% in più rispetto alla campagna precedente.

A questo si aggiungono le scorte presenti nei magazzini. In Puglia sarebbero conservate 73.559 tonnellate di olio, pari al 31,5% del totale nazionale indicato.

Quando la disponibilità di prodotto cresce e gli acquisti non aumentano nella stessa misura, le quotazioni possono subire una pressione al ribasso. A rendere il quadro più complesso contribuisce la concorrenza internazionale: le quotazioni riferite a Spagna, Grecia e Tunisia si collocano, secondo i dati citati, tra 3,40 e 3,75 euro al chilogrammo.

Il differenziale con l’olio italiano si riduce così sensibilmente, rendendo più difficile per i produttori nazionali competere sul prezzo, soprattutto quando devono sostenere costi aziendali più elevati.

Nel Foggiano la raccolta rischia di diventare antieconomica

La situazione preoccupa anche il territorio della provincia di Foggia, dove l’olivicoltura rappresenta una componente importante dell’economia agricola. In numerose aziende, soprattutto dove prevalgono gli impianti tradizionali e i terreni sono meno accessibili ai macchinari, la raccolta richiede un impiego significativo di manodopera.

Il costo dei lavoratori, insieme ai rincari di carburanti agricoli, concimi ed energia, incide pesantemente sui bilanci. Il risultato è un equilibrio sempre più difficile tra quanto si spende per produrre e quanto si riesce a incassare dalla vendita.

Michele Monopoli, agricoltore coinvolto nella protesta, ha evidenziato le incertezze che accompagnano l’avvio della campagna: per alcune aziende, la decisione di raccogliere o meno le olive rischia di trasformarsi in un calcolo economico particolarmente difficile.

Anche Guido Cusmai, presidente di APO Foggia, ha richiamato l’attenzione sul divario tra la disponibilità di olive sugli alberi e la sostenibilità dei costi necessari per portarle al frantoio.

Siccità e spese aggiuntive: le difficoltà delle aziende

Alla pressione sui prezzi si sommano le conseguenze della siccità che ha interessato la Puglia. Le difficoltà idriche possono compromettere lo sviluppo delle olive e rendere necessario un maggiore ricorso all’irrigazione, con ulteriori costi per le imprese agricole.

Il settore si trova quindi ad affrontare più problemi contemporaneamente: una disponibilità di prodotto elevata, quotazioni in diminuzione, concorrenza estera, spese di gestione crescenti e criticità legate alle condizioni climatiche.

In questo contesto, anche una buona quantità di olive non garantisce automaticamente un risultato economico positivo. La redditività dipende dal rapporto tra qualità e quantità del raccolto, costi sostenuti e prezzo effettivamente riconosciuto al produttore.

Le richieste degli olivicoltori alle istituzioni

Il Comitato «Orgoglio Olivicolo» ha chiesto al Governo e alla Regione Puglia risposte entro le ore 12 di lunedì 12 ottobre, prospettando un’estensione delle proteste alle altre regioni meridionali e una possibile manifestazione a Roma in assenza di interventi.

Tra le misure richieste figurano il riconoscimento dello stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e l’attivazione dello stoccaggio privato dell’olio, strumento che potrebbe contribuire a gestire l’eccesso di offerta.

Gli agricoltori chiedono inoltre sostegni sugli interessi dei finanziamenti, la sospensione per dodici mesi delle rate dei mutui agrari, garanzie Ismea per facilitare la rinegoziazione dei debiti e interventi per contenere i costi di carburante ed energia.

Un altro capitolo riguarda la trasparenza della filiera. Il Comitato sollecita l’introduzione di un documento elettronico di trasporto per seguire gli spostamenti di olive e olio, oltre a un piano straordinario di controlli contro le frodi.

L’obiettivo dichiarato è poter ricostruire con maggiore precisione la provenienza dei prodotti, le quantità importate e i percorsi commerciali, rafforzando la tracciabilità lungo tutta la filiera. Si tratta di richieste avanzate dai produttori, che dovranno essere valutate dalle autorità competenti.

Il rischio di una campagna in perdita

Le prossime settimane saranno decisive per molte aziende pugliesi. Se le quotazioni non consentiranno di coprire i costi, alcuni produttori potrebbero trovarsi costretti a ridimensionare la raccolta o a rinunciare a parte del raccolto.

Una prospettiva che preoccupa non soltanto gli imprenditori agricoli, ma anche i territori nei quali l’olivicoltura sostiene lavoro, attività economiche e tradizioni consolidate.

La questione, dunque, va oltre il prezzo esposto nelle piazze di mercato. Riguarda la possibilità per le aziende di continuare a produrre, investire nella qualità e garantire un futuro alle proprie attività.

Per gli olivicoltori pugliesi la richiesta è chiara: un prezzo sostenibile, regole trasparenti e interventi capaci di affrontare le difficoltà strutturali del settore. Perché un olio di qualità può continuare a rappresentare una ricchezza per il territorio soltanto se chi lo produce riesce anche a ricavarne un reddito adeguato.

web agency lucera

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