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Dopo la pausa estiva, riprende la nostra rubrica dedicata all’approfondimento del patrimonio artistico custodito nei numerosi luoghi di culto disseminati per la nostra città di Lucera, non limitandoci alla mera trascrizione dei dati, ma proponendoci, come da consuetudine ormai, di restituire la giusta rilevanza a questi beni unici che si distinguono non solo nel panorama artistico cittadino, bensì anche nazionale.
Questa volta il nostro occhio è stato catturato da un dipinto a dir poco sensazionale, caratterizzato da un trascorso affascinante e da un’iconografia peculiare, oltre che da un’inaspettata collocazione; si tratta, nello specifico, della Madonna de la Paloma (Madonna della Colomba) o Madonna della Solitudine, oggi collocato nella chiesa di Santa Lucia.
Prima di addentrarci nel merito dell’opera selezionata, ci sembra doveroso fornire ulteriori informazioni sul luogo che la ospita, facendo luce sul valore che quest’ultimo ha acquisito nel tempo, diventando parte integrante della cultura locale.
La chiesa di Santa Lucia, voluta da re Roberto d’Angiò nel 1334, sarebbe stata edificata, secondo la tradizione, sulle rovine di un tempio romano. Nel 1517 fu restaurata dal vescovo Giulio Monaco Carafa che la consacrò a Santa Maria e ai SS. Lorenzo e Lucia. È una chiesa di modeste dimensioni ed è composta da un’unica navata; ciò contribuisce a rendere l’ambiente al suo interno raccolto e contemplativo. La semplice facciata nasconde un piccolo dettaglio prezioso, visibile solo agli sguardi dei più attenti, ovvero la famosa triplice cinta; esso è un simbolo formato da tre quadrati concentrici, che veniva scalfito dai pellegrini per consacrare un edificio e costituisce uno dei cinque casi di rappresentazione a Lucera (un altro esempio si trova vicino all’ingresso di San Francesco). Per quanto riguarda il significato insito non è stato tuttora universalmente riconosciuto, ma non si può negare che sia un simbolo impregnato di sacralità e correlato maggiormente alla fede cristiana.
Passando al fulcro di questo articolo, possiamo dire che si tratta di un quadro di circa 1,20 x 2,00 metri di dimensione, realizzato con tecnica a olio. Al centro della scena, incorniciata da due tendaggi rossi laterali e inginocchiata su un basamento riccamente decorato, primeggia una figura che in precedenza fu scambiata per molteplici sante, tra cui Santa Monica e Santa Rita; in realtà, l’atteggiamento mesto e riflessivo che la contraddistingue è stato fondamentale per identificarla correttamente e riconoscerla come Nostra Signora della Solitudine; essa si lega alla tradizione coloniale ispanica e vuole evocare la grande solitudine e il senso di angoscia provati da Maria il sabato prima della resurrezione e dopo la morte di Cristo. Questa interpretazione risultò molto significativa e accolse consenso soprattutto nelle comunità di Filippine, Messico e, ovviamente, Spagna, dove ricorre con gli stessi attributi presenti nell’esemplare conservato nella chiesa di Santa Lucia: il mantello nero simboleggia il lutto, il bianco delle vesti la purezza di Maria e il rosso dei tendaggi la passione e il sacrificio di Cristo. Infine, a completare la composizione, compaiono la lunga corona con il crocifisso e le candele che richiamano la dimensione devozionale e invitano i fedeli al raccoglimento, mettendoli in relazione con la sofferenza di Cristo e della Madre.
Per quanto riguarda l’origine di questo schema iconografico, è riconducibile a Gaspar Becerra (Baeza,1520 – Madrid,1568) che è stato uno scultore e pittore spagnolo. Gaspar si trasferì a Roma da giovane e qui iniziò la sua carriera di pittore, collaborando con Daniele da Volterra alla cappella di Lucrezia della Rovere a Trinità dei Monti, in occasione di cui dipinse una natività di Maria. Nel 1556 tornò in Spagna dove fu nominato pittore di corte da Filippo II di Spagna e dove realizzò opere di notevole pregio nei vari palazzi reali.
L’immagine della Madonna della Colomba così riprodotta è ispirata a una precedente scultura lignea, purtroppo andata distrutta, in stile rinascimentale a opera proprio di Gaspar Becerra, la Madonna della Solitudine o Madonna della Vittoria, poiché originariamente era venerata nel convento di Nostra Signora della Vittoria, a Madrid: per la prima volta, quindi, vengono fissati i tratti figurativi che la accompagneranno nel corso degli anni. L’appellativo di Madonna della Paloma, invece, risale al 1787, quando una devota donna, Isabel Tintero, prelevò una tela raffigurante la Vergine della Solitudine da alcuni bambini che si intrattenevano giocandoci in una via di Madrid, chiamata calle de la paloma (via della colomba). La donna portò la tela in un negozio di sua proprietà e la espose al pubblico; fu accolta con così grande fervore che ben presto centinaia di fedeli si misero in fila ogni giorno per pregare davanti alla sacra effigie e, in suo onore, venne costruita la Cappella della Vergine di La Paloma, per custodirla.
Considerato il numero esiguo di dipinti dedicati alla Madonna della Solitudine in Italia, quello che rimane da fare è porci gli ultimi quesiti, e cioè: come mai un quadro tale si trova a Lucera? Chi lo ha portato qui? Forse qualche famiglia di origine spagnolo-napoletana trapiantata a Lucera? Forse la famiglia De Nicastri che aveva donato parte dei suoi terreni per edificare un ospedale adiacente alla chiesa? Oppure, più semplicemente, alla tela sarebbe toccato lo stesso destino del dipinto oggi ad essa adiacente (San Nicola), presso Santa Lucia, ossia essere spostata dalla chiesa di San Nicola, un tempo presente a Lucera?
In questa sede, tuttavia, si avanzano solo congetture e ipotesi e, al momento, non è possibile rispondere a queste domande o a qualsiasi altra. Quello che, però, possiamo affermare con certezza è che, tra le tante raffigurazioni sparse per il mondo, il quadro in nostro possesso spicca per la forza espressiva e la qualità artistica, seppur danneggiato. A tal proposito, occorrerebbe un intervento di restauro che ne restituisse l’originario splendore. Ci auguriamo, pertanto, che qualche ente possa prendere a cuore questa bellissima testimonianza pittorica e farsi carico della sua tutela, in modo da diventare motivo di interesse per i turisti spagnoli in visita.
Di seguito riportiamo una foto del quadro che si venera a Madrid, al fine di facilitare un confronto con l’opera presa in esame finora.
Gianni e Annarita Mentana



