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17 Ottobre 2021
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Dialettando – “A Lucera si dice 27”, il fenomeno linguistico definito anafora

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Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

Nel dialetto lucerino, come in altri dialetti e in italiano, esiste un fenomeno linguistico definito anafora. Trattasi di una figura retorica che consiste nella ripetizione in principio di verso o di proposizione della parola con cui ha inizio il verso o la proposizione principale. La parola ripetuta riesce a definire un concetto o un’immagine, che la parola singola non riuscirebbe a fare.

Ecco alcuni esempi:
• A Lucera quando si fa qualcosa senza impegno senza cura per i dettagli, con tranquillità si dice “ SÓPE PE SÓPE o FÓRA-FÓRE”
• A Lucera per indicare un amore di coppia molto sentito, si dice “ CÓRE A CÓRE “
• A Lucera quando ci si rammarica perché in quel momento non si riesce a ricordare qualcosa, si dice “ A MMÈNDA A MMÈNDE “
• A Lucera si racconta qualcosa che è accaduto nei minimi particolari, si dice “ PÍLE-, PÍLE “
• A Lucera quando si fa qualcosa all’ultimo momento, si dice “ NGÁNNA,-NGÁNNE o NGÚLLE-NGÚLLE “
• A Lucera quando si fa qualcosa con molta fretta, alla svelta, si dice “ AMBRÈSSE-AMBRÈSSE “
• A Lucera quando si fa qualcosa in maniera compassata, con molta calma, si dice “ TÓME-TÓME o COMMEDE-COMMEDE “
• A Lucera quando si vuole sollecitare la minzione nei bambini, si dice “ PISSCE-PISSCE! “
• A Lucera quando si fa qualcosa in maniera sbrigativa, e, si dice “ SCIUÈ-SCIUÈ “
• A Lucera per indicare una persona decisamente molto magra, si dice “SICCHE-SICCHE “
• A Lucera quando si fa qualcosa immediatamente, subito, al volo, si dice “ TÁNNE- TÁNNE o SÙBBETE -SÙBBETE “
• A Lucera per indicare che una persona ha mangiato a sazietà ed è soddisfatto, si dice “ CIUTTE-CIUTTE o NÁZZE-NÁZZE “
• A Lucera quando due persone abitano in case attigue, si dice “ AZZICCHE, AZZICCHE “
• A Lucera per indicare qualcosa che è stata installata in maniera precisa oppure un vestito che calza a pennello, si dice “ JUST-JUSTE “
• A Lucera quando si fa qualcosa senza tanta premura, adagio, pigramente si dice “ CUNGE-CUNGE o CHIÁNE- CHIÁNE “
• A Lucera quando si fa qualcosa in gran segreto, si dice “ A ÙMMA A ÙMME “
• A Lucera per indicare che una persona si è presentata in silenzio per non farsi vedere e sentire da altri, si dice “CITTE CITTE E CÁCCHIE CÁCCHIE “

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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