Ci sono momenti che restano impressi nella memoria di una città. La primavera del 1987 è uno di quelli: quando Massimo Troisi scelse Lucera come scenografia viva del suo film Le vie del Signore sono finite, il centro storico si trasformò in un set e i lucerini in protagonisti inconsapevoli di una storia più grande.
Piazza Duomo, il Circolo Unione, le botteghe del centro: ogni angolo si vestì di cinema. Troisi, con la sua delicatezza, seppe cogliere l’anima austera e insieme calorosa della città. «Rimase talmente colpito – ricorda chi lavorò con lui – da confessare che avrebbe voluto girare a Lucera un film al mese».
Furono giorni di entusiasmo e di magia. Centinaia di cittadini prestarono i loro volti come comparse, i musicisti locali riempirono di note le scene, i fotografi custodirono scatti che ancora oggi profumano di pellicola e di vita. Per molti, fu la prima e unica occasione di entrare in contatto con quella “macchina meravigliosa” che è il cinema.
Oggi, a distanza di quasi quarant’anni, quel ricordo non è solo nostalgia: è la testimonianza di un incontro speciale tra un artista indimenticabile e una città che seppe offrirgli la cornice perfetta. Con il docufilm Laggiù qualcuno mi ama di Mario Martone, proiettato al Cineteatro dell’Opera, Lucera ha riaperto quella pagina luminosa della propria storia.
Perché Troisi se n’è andato troppo presto, ma a Lucera le sue tracce restano, scolpite nelle pietre della piazza e nella memoria di chi c’era.









