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3 Dicembre 2022
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Dialettando 284 – Modi di dire Lucerini

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lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 284

A Lucera non si dice “Si da tante arie; si è montato la testa” ma si dice – “ASSEMÈGGHJE U BBARÓNE SPUTACCHJE“ – (Traduzione: Sembra il barone sputacchia)

A Lucera non si dice “Mette troppo impegno nei doveri coniugali” ma si dice “S’È REDÚTTE TUTTE RÈCCHJE!“ – (Traduzione: Si è ridotto tutto orecchie!)

A Lucera non si dice “Mangia pochissimo, salta i pasti” ma si dice
– “SE MANDÈNE C’U GLORJAPATRE” – (Traduzione: Campa con le preghiere)

A Lucera non si dice “Si è affidato a una persona influente in grado di fornirgli aiuto” ma si dice
– “À TTRUUATE ‘A TRASATÓRE” – (Traduzione: Ha trovato la giusta raccomandazione)”

A Lucera non si dice “Scegliere il male minore” ma si dice
– “MÈGGHJE AMMIZZ’E CARABBENÍRE CHE ARRÉTE O PREVÉTE” – (Traduzione Meglio tra due carabinieri che dietro al prete)

A Lucera non si dice “Può narrare un fatto solo chi resta vivo” ma si dice
– “CHI È VIVE, L’ACCONDE “ – (Traduzione: Chi sopravvive, la può raccontare)

A Lucera non si dice “Non affronta mai le cose col dovuto impegno” ma si dice
– “VACE SCKITTE TÚRNE TÚRNE” – (Traduzione: Gira solo intorno, intorno)

A Lucera non si dice “Piccola di statura ma ben fornita” ma si dice
– “È VASSCIULÈLLE MA TÉNE I NGAPPATÓRE JJÚSTE” – Traduzione: (È bassina ma ha le giuste proporzioni)

A Lucera non si dice “Hanno posto fine alla disputa “ ma si dice
– “ÀNNE APPARATE ÓGNE CCÓSE“ – (Traduzione: Hanno sistemato ogni cosa)

A Lucera non si dice “Sempre io sono costretto a sopportare ogni cosa” si dice
– “ ‘TUTT’I VVUTTATE SÒ I MÍJE“ – (Traduzione: Tutti gli spintoni sono i miei).

 

Credits Foto: Gerardo Furore

 

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COPERTINALINO MONTANARO E LINO ZICCA, ECCO IL NUOVO LIBRO

Ci siamo! Finalmente la tipografia Grafiche Catapano ha finito di stampare il nuovo libro di Lino Montanaro & Lino Zicca: “LUCERA DI UNA VOLTA ” che raccoglie oltre 120 brani di storia sommersa relativi a modi di dire, usanze, credenze, che riguardano pratiche religiose, usanze del ciclo della vita, pratiche e forme di magia, valore e svolgimento di feste religiose e civili, metodi per prevedere il tempo durante tutto l’arco dell’anno, scuola, personaggi, luoghi, giochi ed altro della Lucera di una volta.

Com’è possibile prenotarlo?

Il libro è disponibile presso Libreria Catapano in Viale Dante Alighieri, 1 a Lucera. E’ anche possibile prenotarlo direttamente da questa pagina, inviando un’email a: montanaro.lino@libero.it

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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