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17 Ottobre 2021
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Copertina Dialettando

Dialettando – “A Lucera si dice 29”, percezioni e sensazioni provate dal cibo e dai sapori

realizzazione siti web Lucera

Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

Ogni dialetto, e, quindi, anche quello lucerino, ha un proprio lessico per esprimere le percezioni e le sensazione causate dal cibo e dai sapori, dunque, del gusto. Ecco alcuni esempi:
• A Lucera quando un frutto ha poca consistenza , si dice “ FRAVELE “
• A Lucera quando qualcosa che si mangia ha un sapore acido, pungente, quasi irritante, si dice “ FURTÍGNE “
• A Lucera quando qualcosa che si mangia ha un sapore fra l’agre e l’appiccicoso, che rimane sulla lingua, si dice “ LEPPÚSE “
• A Lucera quando qualcosa che si mangia è dura, tigliosa, fibrosa, si dice “ STEPPÓSA “
• A Lucera quando la pasta è cotta al punto giusto, si dice “ CALLÓSE “
• A Lucera quando un frutto è troppo acerbo, si dice “ NZECCÚSE “
• A Lucera quando qualcosa che si mangia ha il sapore di cibo andato a male, si dice “ SÁPE DE GRANGETE “
• A Lucera per indicare il cibo che si è rappreso, appiccicato al fondo della pentola, si dice “ SÁPE DE TÍIJÈLLE “
• A Lucera per indicare il cibo che ha un sapore di selvatico, si dice “ SÁPE DE FURÉSTE “
• A Lucera per indicare il cibo che ha un odore cattivo e sgradevole, si dice “ SÁPE DE VÉCCHJE “
• A Lucera per indicare il cibo senza sapore, si dice “NZÁPE DE NÌNDE “
• A Lucera per indicare il cibo che ha un sapore così dolce da risultare disgustoso, si dice “ DULCIÁSTRE “
• A Lucera per indicare che una pagnotta di pane ha una consistenza molto compatta, perché poco lievitata, si dice “ NGHIUMMÁTE “
• A Lucera quando si vuole indicare qualcosa di particolarmente delizioso, si dice “ SE SQUÁGGHJE MMOCCHE “
• A Lucera quando si vuole indicare qualcosa di denso, spesso cremoso, si dice “ QUACCHJÚSE “
• A Lucera quando cibi e bevande hanno un gusto gradevole, si dice “ SAPRÍTE “

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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