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Negli anni 50′ la radio era il mezzo di comunicazione di massa più diffuso, soprattutto grazie alla sua capacità di raggiungere rapidamente un vasto pubblico, in ogni zona del nostro paese, anche dove la stampa arrivava con difficoltà. Gli apparecchi radiofonici erano relativamente economici e facili da utilizzare, caratteristica che contribuì alla loro diffusione, assumendo un ruolo preponderante nella vita domestica della gente, grazie all’immediatezza nell’utilizzo.
A Lucera erano molto apprezzati gli apparecchi radiofonici della Ditta Nicola Paternostro. Il suo negozio diventò subito famoso per la scelta di potenziare il suono delle radio sostituendo gli originali altoparlanti con altri più potenti.
In quegli anni la radio aveva un ruolo di mezzo d’innovazione della comunicazione.
Quanti ricorderanno che, quando la televisione non era ancora per niente diffusa, immancabilmente, alle 8,00 di sera, nelle case lucerine, pretendendo un silenzio tombale, il capofamiglia sentenziava: Appiccia ‘a radije, sendime u cumunecate. Non era altro che il Giornale Radio, con le notizie del giorno, che aveva il titolo di RADIOSERA. Quella era l’unica finestra sul mondo in quel che era ancora un ambiente sociale molto semplice.
Nel 1954 iniziano le trasmissioni televisive e, con il passare degli anni, la radio si trovò a competere con questo nuovo mezzo di comunicazione più coinvolgente grazie alla combinazione d’immagini in movimento e suoni.
Alla radio rimase un ruolo marginale, ritagliandosi, nei decenni successivi, una dimensione diversa, soprattutto grazie alle “radio libere”.
Oggi u cumunecate è diventato news che fa più tendenza.

