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5 Giugno 2026
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Federico II, il film di Scamarcio dimentica la Capitanata. Come raccontiamo la nostra storia?

Federico II, il film di Scamarcio dimentica la Capitanata
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Un kolossal storico ambientato in Puglia promette di riportare al cinema lo splendore dello Stupor Mundi. “La Meraviglia del Mondo”, con Riccardo Scamarcio nei panni di Federico II, è un biglietto da visita potente per la regione e per l’Italia, capace di attrarre sguardi, investimenti e immaginario. Ma nell’eco entusiasta delle riprese, una nota stona: l’assenza della Capitanata e del Tavoliere delle Puglie, cuore operativo e sentimentale dell’Impero svevo. Più che una polemica, è l’occasione per interrogarsi su come raccontiamo la nostra storia e su come trasformare una dimenticanza in strategia, rilanciando un paesaggio culturale che ha plasmato il Medioevo europeo.

Il film con Scamarcio e le location in Puglia e Basilicata

Prodotto con il sostegno di Rai Cinema, Ministero della Cultura e Apulia Film Commission, il progetto sceglie scenari di forte iconografia federiciana. Tra le location figurano Castel del Monte, Bari, Andria, Barletta, Molfetta e Carovigno, oltre ai siti lucani di Melfi e Lagopesole. È un itinerario che intreccia mare e altipiani, cattedrali e manieri, destinato a imprimere sul grande schermo un’immagine raffinata della Puglia. L’operazione, ambiziosa e internazionale, ha il merito di riportare al centro un sovrano moderno, poliglotta e riformatore. Eppure, proprio mentre costruisce una mappa visiva seducente, il film lascia ai margini i luoghi che per secoli ne furono motore politico, economico e militare.

Capitanata fuori dall’inquadratura: un paradosso storico

Che il racconto escluda la Capitanata appare, a chi conosce la parabola sveva, un corto circuito storiografico. Se Castel del Monte è il segno simbolico del potere, il Tavoliere delle Puglie ne rappresentò l’officina: lì il sovrano elaborò riforme, addestrò eserciti, amministrò territori che andavano dalla Germania alla Sicilia. Non è un caso che a queste pianure, ampie e luminose, sia attribuito un celebre elogio dallo stesso imperatore, a suggellare un legame profondo. In quell’area prese corpo un laboratorio politico e culturale senza paragoni nel XIII secolo, che merita oggi di essere narrato con la stessa forza iconica riservata ai castelli più celebri.

Foggia, palatium e governo dell’Impero

A Foggia Federico II innalzò un magnifico palatium, di cui resta un archivolto custodito nel Museo Civico: non una residenza di passaggio, ma il baricentro di un governo itinerante che qui trovò continuità. Dalla città convocò diete e parlamenti, amministrò giustizia, coordinò funzionari e ambasciatori, facendo del Mezzogiorno una piattaforma politica capace di dialogare con l’Impero tedesco e con il Mediterraneo. Il carattere strategico della sede foggiana la rese, di fatto, una capitale alternativa del Regno, dove diplomazia, finanza e scienza si incontravano e dove prese forma l’idea di uno Stato moderno, regolato da norme scritte e da un’amministrazione efficiente.

Lucera Saracenorum, laboratorio di convivenza

A Lucera, dopo la pacificazione della Sicilia, l’imperatore trasferì migliaia di musulmani fondando la celebre Lucera Saracenorum. Lì garantì libertà di culto e autonomie regolate, in cambio di lealtà fiscale e militare: una scelta di realpolitik che generò arcieri temuti e maestranze raffinatissime, attive tra zecca, artigianato e agricoltura irrigua. La colonia divenne un presidio imprescindibile per la stabilità del Regno, ma soprattutto un laboratorio di convivenza che anticipò di secoli esperimenti moderni. La sua storia smonta stereotipi sul Medioevo “oscuro” e illumina il profilo di Federico II come sovrano pragmatico, curioso e profondamente attento alla gestione del pluralismo.

Castel Fiorentino e l’ultimo atto

In terra di Capitanata, a Castel Fiorentino presso l’odierna Torremaggiore, si chiuse nel dicembre 1250 la vicenda terrena dell’imperatore. La tradizione ricordò quella morte come l’avverarsi di un vaticinio “sotto un fiore”, eco simbolica di un destino che aveva intrecciato scienza, astrologia e fede. Quel piccolo insediamento rurale, oggi quasi silente, conserva il valore di una soglia storica: lì si stemperò il mito nel lascito politico, consegnando al Mezzogiorno un’eredità fatta di norme, infrastrutture e una visione amministrativa che avrebbe continuato a influenzare la dinastia sveva e le compagini successive.

Manfredonia, Torre Alemanna e il paesaggio produttivo

Il filo non si spezza con la morte dell’imperatore. Con Manfredi, figlio prediletto di Bianca Lancia, prese forma Manfredonia, nuova città affacciata sull’Adriatico e nodo mercantile. Nel retroterra, una rete di masserie fortificate come Torre Alemanna garantiva controllo agricolo, custodia dei raccolti e assistenza ai transiti, integrandosi con i grandi tratturi della transumanza. Era un sistema economico avanzato, capace di razionalizzare il paesaggio del Tavoliere, incanalarne le acque, organizzare la cerealicoltura e sostenere fiscalmente il Regno. Tracce concrete che parlano di pianificazione e di un’idea di territorio come infrastruttura del potere.

Bianca Lancia e Monte Sant’Angelo tra storia e leggenda

La biografia privata di Federico II s’intreccia a queste geografie. Il legame con Bianca Lancia, nobile piemontese e madre di tre suoi figli tra cui Manfredi, alimentò una narrazione intensa, tra politica e sentimento. Le fonti e la memoria popolare hanno associato alla sua vicenda l’immagine di una torre, talvolta ricondotta al castello di Monte Sant’Angelo: un racconto che, pur velato di leggenda, restituisce la misura passionale di una corte dove prassi dinastiche e affetti convivevano. Anche questo immaginario, sedimentato nei luoghi, contribuisce alla specificità del paesaggio culturale federiciano del nord della Puglia.

Dalla contestazione alla visione: la proposta

Da Foggia arriva la sollecitazione del consigliere comunale Antonio De Sabato: non una levata di scudi campanilistica contro “La Meraviglia del Mondo”, ma un invito a colmare la lacuna con una strategia condivisa. Servono tavoli istituzionali per capire come si selezionano le storie sostenute da fondi pubblici e per includere la Capitanata nelle prossime produzioni. Il confronto con la Regione Puglia e con l’assessora al Turismo Graziamaria Starace, da tempo attenta ai temi dell’identità, può diventare l’occasione per legare politiche audiovisive, promozione territoriale e tutela del patrimonio, orientando gli incentivi verso narrazioni più aderenti alla storia.

Paesaggio culturale federiciano verso l’UNESCO

Da questa spinta nasce una visione: candidare a UNESCO il “Paesaggio Culturale Federiciano del Tavoliere delle Puglie”. Un dossier potrebbe connettere in rete Foggia, Lucera, Castel Fiorentino, Torre Alemanna, l’urbanistica di Manfredonia, le memorie di Monte Sant’Angelo e il reticolo millenario dei tratturi. A sostegno, il grande paesaggio agrario razionalizzato dall’azione sveva, testimonianza materiale di una governance ante litteram. Non è questione di rincorrere un’inquadratura, ma di restituire rango internazionale a un territorio che ha fatto la storia europea. Anche senza riflettori, qui il battito dello Stupor Mundi continua a farsi sentire.

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