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17 Maggio 2022
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Psicologia: Hikikomori, nuove frontiere della psicopatologia

Psicologia, il fenomeno Hikikomori
realizzazione siti web Lucera

arianna pedone psicologa lucera Non vi preoccupate non mi sono iscritta ad un corso di lingue orientali. Questo mese vorrei parlarvi di questa forma di disagio giovanile che ho personalmente osservato negli ultimissimi anni di lavoro.

L’hikikomori è un fenomeno relativamente recente, che ha origine in Giappone negli anni 80, e che malauguratamente sta prendendo piede anche in Italia. La parola in sé significa “stare in disparte, ritirarsi” ed è proprio questo che si osserva in chi ne è affetto. I soggetti che ne soffrono sono giovani, giovanissimi adolescenti, che sembrano provare un sentimento di repulsione per il mondo, da cui si sono sentiti rifiutatati. Questi ragazzi sperimentano una ricerca di isolamento quasi estrema rifugiandosi nell’ambiente della casa che considerano un posto sicuro: la loro camera da letto, da cui non escono neanche per mangiare.

Molto discusso dagli esperti è il legame tra questa patologia e la dipendenza da videogames e internet. Spesso si tende a confondere le due cose come fossero due sintomi della stessa patologia. In realtà potremmo sicuramente dire che ciascuno dei due può favorire la comparsa dell’altro.

Come fattori di rischio, o cause se preferite rispetto all’innesco della patologia si hanno la percezione di un padre emotivamente assente e una figura materna oppressiva ed apprensiva con cui si è stabilito un legame eccessivo. Il tutto associato ad un ambiente esterno avvertito come troppo esigente, giudicante dove autorealizzazione e successo personale sono elementi imprescindibili; spesso questi ragazzi sono stati vittime di episodi di bullismo. Gli hikikomori inoltre sono ragazzi spesso molto intelligenti ma anche molto sensibili ed introversi, che quindi, a seguito di fattori sfavorevoli, tendono a chiudersi in sé stessi.

Il trattamento rispetto a questo tipo di patologia comporta nei casi più gravi l’associazione di farmaci ad un percorso psicoterapeutico, in casi di lieve entità, come ad esempio all’esordio può essere sufficiente la sola psicoterapia, la cui durata però non si può stabilire a priori. Io stessa in alcuni casi sono riuscita ad aiutare in breve tempo un mio paziente mentre in un altro caso ho dovuto inviare la persona presso il servizio di neuropsichiatria infantile.

Sicuramente come in molte altre situazioni, il tempismo, il non prendere sottogamba una situazione minimizzando, può contribuire ad una diagnosi precoce e ad un miglior esito nella cura della patologia,

Vi auguro una calda primavera

Arianna Pedone

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