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Sfogliando – Detti e Contraddetti…così per dire: “RUGGÌ, È FFENÚTE ‘A MÉRECHE!”

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I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

“RUGGÌ, È FFENÚTE ‘A MÉRECHE!”

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Traduzione: (Ruggero, è finita l’America )

Significato: “Una situazione favorevole e vantaggiosa volge al termine”

Curiosità:  “Anni fa, viveva a Lucera con la sorella un personaggio piuttosto pittoresco di nome Ruggero, che era inabile al lavoro. Alla sua sussistenza provvedevano, con rimesse in dollari e invio periodico di pacchi, alcuni parenti emigrati in America. Quando i migranti erano gli italiani e l’Italia non era ancora divenuta terra d’immigrazione, le rimesse degli emigrati italiani, dagli USA, dall’America del Sud, ecc, costituirono un importantissimo apporto finanziario per le famiglie di appartenenza. Le rimesse contribuirono a migliorare le condizioni di vita di tante persone che vivevano in situazioni di povertà e diedero un prezioso contributo al riequilibrio della bilancia commerciale italiana. Nello stesso tempo, l’aiuto era rappresentato da generi alimentari; periodicamente dall’America arrivava il famoso pacco contenente latte in polvere, caffè, cioccolata, piccolissimi bottoncini di cioccolato ricoperti di zucchero colorato (quelli che oggi si chiamano Smarties) e altri generi di prima necessità, compresi capi di abbigliamento. Questo flusso di denaro e di pacchi interessò anche il nostro Ruggero. A un certo punto, però, si diffuse, vera o non vera, la notizia che questi aiuti erano cessati. Poiché a Lucera l’ironia è di casa e si veste di frizzanti sottintesi, si coniò lo sfottò ” RUGGÌ È FFENÚTE ‘A MÉRECHE! “ con il quale il poverino era apostrofato. Pertanto, questa colorita espressione divenne nel nostro dialetto un detto che sta a significare: la pacchia è finita.“


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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