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24 Aprile 2026
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Pillole Dialettali, Storia delle epidemie passate per Lucera

Nei corso dei secoli l’umanità è stata spesso colpita da pandemie che hanno causato milioni di morti.  La storia, sempre lei, ci insegna che ogni tanto accade. A Lucera, ad esempio, abbiamo testimonianze inequivocabili delle pestilenze passate, come quella che colpì la città dall’ottobre 1836 all’estate 1937: il colera indiano, argomento ampiamente trattata da Franco Romice, nella sua pubblicazione “Il colera a Lucera, Capitanata e Regno di Napoli” (le cui copie si possono trovare, in tutte le librerie di Lucera e non).

L’epidemia raggiunse la più alta diffusione proprio nell’estate del 1837, con circa 600 vittime. Come accaduto tante altre volte, i Lucerini chiesero aiuto a Santa Maria Patrona per porre fine al contagio e si ritrovarono in tantissimi il 12 e il 13 luglio 1837 a pregare davanti al simulacro della Vergine.

Le cronache del tempo riportano che avvenne un miracolo: il simulacro della Vergine cambiò l’aspetto, mosse gli occhi prima in alto, poi verso il figlio, poi a destra e sinistra e poi verso i fedeli. Dopo questo evento prodigioso, il colera scomparve da Lucera. Venne proclamato il 13 luglio quale festa della Madonna del Colera. Cento anni dopo, nel 1937, in ricordo di tale prodigio si svolse a Lucera il Congresso Eucaristico Mariano, dal 12 al 17 di agosto.

Ancora, all’inizio dell’autunno del 1918 ‘a frèva malígne (la spagnola), il Covid dell’epoca, arrivò anche a Lucera, raggiungendo il picco di contagiati e di decessi tra la metà di ottobre e l’inizio di novembre con oltre quaranta morti al giorno, con un totale finale di quasi 500 morti ufficiali. Il virus si dimostrò alquanto democratico, colpendo ogni strato della popolazione con una particolare predilezione per i giovani in buona salute lasciando stare vecchi e malati, circostanza che venne giustificata con la presenza di difese immunitarie acquisite per epidemie precedenti.

vescovo di lucera Lorenzo Chieppa

Tra le vittime illustri ci fu anche il vescovo Lorenzo Chieppa, vescovo di Lucera dal 1909 al 5 ottobre 1918, giorno della sua dipartita, all’età di 55 anni, a causa della “spagnola”, che, nonostante le raccomandazioni prefettizie, non si era sottratto, in quei giorni ai suoi doveri pastorali. Le autorità comunali lucerine, impotenti, non adottarono misure profilattiche particolari ad eccezione dell’isolamento dei malati gravi e l’uso di consistenti quantitativi di disinfettanti in ogni strada, piazza, vicolo di Lucera e la disinfestazione delle case, rimedi che, anche a causa della mancanza dell’utilizzo di ogni forma di prevenzione, si dimostrarono alquanto inutili. Quando il numero dei decessi raggiunse l’apice, si verificò lo strano fenomeno della carenza di bare, per la cui costruzione venne utilizzato ogni tipo di legname disponibile, arrivando, alla fine, al trasporto dei cadaveri fino al cimitero su carrette. Caso limite, evento tramandato oralmente, fu quello di una famiglia il cui padre, al ritorno a Lucera dopo un periodo di lavoro fuori, trovò i suoi nove figli tutti morti per l’influenza. Finalmente questa immane tragedia finì e la spagnola scomparve improvvisamente, probabilmente per una mutazione del virus in una forma meno letale, dimostrando che l’uomo è sempre sopravvissuto ai virus e alle epidemie.

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