Con questo articolo vogliamo soffermarci su un quadro non presente in una Chiesa, ma nel Museo Diocesano, posto nel bellissimo palazzo vescovile di Lucera.
Il quadro in questione racconta il famoso episodio biblico della decapitazione di Oloferne, generale babilonese intento ad assediare con il suo esercito la città di Betulla, da parte dell’ eroina ebrea Giuditta, accompagnata dalla sua ancella Abra.
Questo episodio è stato rappresentato da numerosi pittori e nelle più svariate versioni: Botticelli, Caravaggio, Artemisia Gentileschi e Guido Reni, solo per ricordarne alcuni.
Perché di questa scelta, perché secondo noi anche questo quadro, come facciamo di solito, è un unicum nella galassia dei quadri siti nel nostro territorio.
Quindi un caso unico e che ci ha incuriosito. Prima di tutto abbiamo cercato di capire la provenienza e per questo abbiamo chiesto al Delegato vescovile per i Beni Culturali e per i Musei Ecclesiastici, Don Luigi Tommasone. L’origine ad oggi è sconosciuta.
A questo punto, visto le dimensioni relativamente piccole (circa 1,80metri x circa 1,30 m.) e il soggetto non tanto rappresentato nelle nostre chiese, abbiamo pensato più a una cappella privata oppure, come siamo più convinti, ad una donazione da parte di qualche famiglia del nostro territorio.
Il quadro ha una struttura scenica molto efficace, prima di tutto la Giuditta che in veste molto vaporose, di uno splendido verde smeraldo, con un mantello giallo ocra, tiene per i capelli la testa del condottiero (ricorda Davide con la testa di Golia del Caravaggio) e lo sguardo dell’ancella che fissa Giuditta anche in questo c’è un chiaro riferimento al quadro di Caravaggio (la sua Giuditta) e il tutto circondato da un drappo rosso che anche in questo caso una forte connessione a Caravaggio.
È inutile dire che il tutto funziona benissimo, lo sguardo dello spettatore è fortemente attratto dalla testa di Oloferne con i suoi occhi spenti, sembra ancora di sentire il suo grido di disperazione e di sorpresa del colpo subito da parte di una donna che lo ha tradito.
Passiamo al suo autore, questa volta possiamo dire con certezza che l’autore del nostro quadro è Gian Giacomo Semenza o Sementi nato a Bologna, 27 agosto 1583 e morto a Bologna, 8 settembre 1636.
Diamo prima delle prime informazioni di chi era questo eccelso artista, lasciando a chi è interessato di fare una ricerca più approfondita nel Web; lui ebbe una prima formazione professionale a Bologna nelle botteghe del fiammingo Denys Calvaert, lo stesso maestro del famosissimo Guido Reni, tant’è che successivamente i due pittori lavorarono sempre insieme.
Le sue opere sono collocate soprattutto tra Bologna e Roma, attualmete molte suoi lavori sono nei più grandi musei del mondo. L’unica sua sfortuna è stata quella di operare con Guido Reni e il genio di Reni ha sempre surclassava il nostro autore. A volte le sue opere furono spesso identificate, come: “dalla scuola del Reni”, e a volte, a malincuore, era costretto a fare delle copie dei quadri di Guido Reni.
L’attribuzione del nostro quadro al Sementi è stato molto facile, perché c’è un altro quadro identico al nostro conservato a Wurzburg in Baviera, eccolo:

Come si può notare, i quadri sono perfettamente sovrapponibili, i personaggi sono gli stessi, stessi visi, stessa espressione, stesso copricapo dell’ancella, stesse posizioni delle mani e così via, l’unica differenza è il colore del vestito di Giuditta, azzurro anziché verde e manca l’elmo di Oloferne posizionato affianco a Giuditta e la parte sottostante (piedi compresi), dimenticanza o taglio, come pensiamo, nel momento dell’inserimento della cornice; l’ultima differenza è il drappo rosso sulle loro teste, in questo è leggermente più piccolo.
Considerando che l’attribuzione è stata fatta, sarebbe utile risalire alle origini di questo bellissimo quadro a Lucera.
Il nostro quadro può essere collocato all’inizio del XVII secolo, giusto in quel periodo il nostro pittore si trovava a Napoli per una commissione, insieme al suo amico-maestro Guido Reni.
Possiamo provare ad immaginare che qualche famiglia napoletana avesse acquistato il quadro e successivamente fosse venuta a Lucera nel 1700, come tante famiglie di origine campana.
Questa è un ipotesi che potrebbe accordarsi a quando abbiamo scritto in precedenza e che cioè che molto probabilmente il quadro potrebbe venire da una cappella privata o da una casa patrizia.
In conclusione, siamo contenti di aver dato un nome all’autore del quadro ma sarebbe auspicabile un suo restauro, perché abbiamo notato vari buchi nella tela, per fortuna i colori sono ancora intatti, ma dobbiamo fare in fretta prima che si possa danneggiare seriamente.
Un’altra speranza e che il museo diocesano, un vero scrigno di bellezze, possa essere maggiormente pubblicizzato ma soprattutto più visitabile con una programmazione di apertura che abbraccia almeno il fine settimana per consentire ai forestieri ma anche ai lucerini di poterlo visitare.
Gianni e Annarita Mentana

