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1 Dicembre 2021
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“I lucerene nfucacejucce”, Quadernetto di Romano Petroianni

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“I lucerene nfucacejucce”, Quadernetto di – Romano Petroianni (leggi biografia)

I lucerene nfucacejucce

(I / luc-r-n / nfucac-jucc)

Epiteto rivolto, in passato, ai lucerini a causa del loro impulsivo carattere inclino ad arrabbiarsi facilmente anche per un non nulla.

L’appellativo apparentemente nebuloso, trova però conferma nella storia di Lucera, come già riportato in un mio precedente quadernetto:

– “I lucerene nfucacejucce“ (I / luc-r-n / nfucac-jucc) –

È un nomignolo legato ad antiche leggende, tra le quali:

– “U fattarille” (U / fattarill) –

– “Il piccolo fatto” –

– “Il piccolo avvenimento” –

– “Il fatterello” –

– “Il piccolo racconto” –

Si racconta che un asino pigro

– “nvuleove fategà“ –

– (nvul-ov / fat-gà) –

– “non voleva faticare“ –

e

– “a fateghe a vuleove nganne“ –

– (a / fat-gh / a / vul-ov / ngann) –

– “la fatica la voleva in canna” (alla gola) –

– “il lavoro lo voleva solo per mangiare“ –

I lucerene” (I / luc-r-n) “I lucerini” pensarono di risvegliare la voglia del lavoro “au sfategate” (au / sfat-gat) “allo sfaticato” facendogli mangiare della particolare erba che cresceva

– “seope u curneceone dacchejisa granne” –

– (s-op / u / curn-c-on / dacch-jsa / grann) –

– “sul cornicione della Chiesa grande“ (la Cattedrale) –

Nu bèlle jurne

– (Nu / bell / jurn) “Un bel giorno” –

– “attaccarene u cejucce cuna zeoche e u terarene seope” –

– (attaccar-n / u / c-jucc / cuna / z-och / e / u / t-rar-n / s-op) –

– “legarono l’asino con la corda e lo tirarono sopra” –

Sapevano che l’erba doveva essere, per avere il beneficio, direttamente mangiata. Ma l’asino in quelle condizioni di instabilità non intendeva “maggnà” (mangiare).

Cosi accesero del fuoco sotto la pancia; ma, senza ottenere lo scopo sperato ed esasperati, lo ributtarono giù.

È chiaro che questo racconto è solo una leggenda e non trova alcun legame con la realtà del lontano passato.

Trova un nesso, invece, con l’avvenimento storico del ripopolamento di Lucera, a seguito del decreto di Carlo II D’Angiò, emanato il 10 / Gennaio / 1302, con il quale questi fissava delle agevolazioni a favore di chi si stabilisse nella nuova città “S. Maria” (Lucera) con l’assegnazione di casa, orti e vigna gratuita, e l’esenzione decennale di ogni tipo di tassa.

Questo ripopolamento, oltre ai vantaggi, ha avuto anche alcuni aspetti negativi: l’immancabile e frequente contrasto per l’adattamento di molta gente eterogenea.

 

Puoi continuare la lettura, aprendo gratuitamente in pdf l’intero quadernetto

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