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23 Settembre 2021
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Sfogliando: “VACE TRUUVANNE ‘A PÈZZE A CCHELÓRE”

I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

anni-70“VACE TRUUVANNE ‘A PÈZZE A CCHELÓRE”

Traduzione: “Va cercando una pezza a colore“.

Significato: Cercare il modo per nascondere qualche malefatta, per cavarsela alla meglio dopo una gaffe, per porre rimedio a una brutta figura o a un errore fatto.

Curiosità: Oggi viviamo in una società usa e getta, dove non si acquistano i beni per conservarli il più a lungo possibile, bensì per scartarli e sostituirli con una rapidità impressionante. Una volta, invece, stante le ristrettezze economiche della maggioranza delle famiglie, quasi niente di quello che era acquistato o prodotto per essere utilizzato veniva buttato per compiuto esaurimento. Poiché si viveva in una società basata sui principi della parsimonia e dello sfruttamento completo di qualsiasi cosa. Gli indumenti, ad esempio, si usavano fino a quando diventavano inservibili; anzi venivano più volte rattoppati, prima di essere scartati. Succedeva spessissimo che l’uomo di casa tornasse dal lavoro con un buco nei pantaloni o nelle camicie, oppure che i bambini rientrassero a casa con le braghe o la maglietta strappate. Ecco allora venir fuori l’ingegno delle nonne che riuscivano a rammendare e a rattoppare gli indumenti, cercando qualcosa che per colore e consistenza si avvicinasse il più possibile allo stesso. Era necessario trovare, allora, la cosiddetta pèzze a cchelóre (pezza a colore). In coerenza con lo spirito dei tempi, presso il convento delle suore di sant’Anna, c’era una scuola di rammendo e rattoppo frequentata da ragazze che imparavano l’arte “per il dopo”. Il detto, col tempo, è stato utilizzato con riferimento alla capacità di cercare qualche motivo per coprire alcuni comportamenti e vicende particolari delle persone..


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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