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23 Settembre 2021
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Sfogliando: “U VÍNE REBBULLÍTE NGUACCHJE U BBUCCHÍRE E PÚRE I VEDÈLLE”

il vino di Lucera

I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

“U VÍNE REBBULLÍTE NGUACCHJE U BBUCCHÍRE E PÚRE I VEDÈLLE”

il vino di LuceraTraduzione: “l vino “ribollito” sporca il bicchiere e pure le budella“.

Significato: Alcune sostanze, presenti in un vino corposo come il “ribollito”, restano in tracce nella bottiglia e nei bicchieri senza pregiudicarne la qualità. Ciò dimostra che non ha subito trattamenti particolari, prima di essere imbottigliato..

Curiosità: I vini lucerini sono un gioiello donato dalla nostra terra e dalla passione dei nostri vignaioli che hanno recuperato esperienze, tecniche e passione di tante generazioni per accrescerne la qualità e custodirne amorevolmente i segreti. Tempo fa, la produzione del vino avveniva in modo differente rispetto a oggi. Ogni contadino o agricoltore portava le proprie uve in cantine comuni ove erano pigiate; in seguito il mosto ottenuto, dopo la fase di fermentazione, era riversato in apposite botti di legno o in damigiane. Il vino ottenuto era destinato, soprattutto, al fabbisogno familiare e, solo in parte, venduto sfuso. Semplicità e genuinità erano le caratteristiche dei tradizionali vini lucerini, che si distinguevano per eleganza, gradevolezza e sostanza: – “u Ccacc’e mìtte”, un vino rosato che era pronto dopo circa quaranta giorni dalla pigiatura delle uve “somarello”, un locale vitigno cugino di quello detto “uva di Troia”; – “u Rebbullìte”, un vino sempre presente sulle tavole per innaffiare piatti forti come “trucchjele, cecatille” (spaghetti fatti in casa e orecchiette) al sugo, arrosti, salsicce. Tipico non solo di Lucera, ma anche di altre zone, come la Toscana. Il “Rebbullìte” è un vino che prende il nome dal processo di produzione. Infatti, il mosto, unitamente alle vinacce, è messo a “bollire” per un tempo non inferiore ai sette giorni; poi, è sottoposto a «rifermentazione, ottenuta con l’aggiunta di uve leggermente appassite». Il risultato è un vino nero assai corposo, di alta gradazione e dal sapore deciso. Questo vino lo poteva produrre solo chi possedeva grossi tini per fare le due fermentazioni. Infatti, si diceva che il ribollito era il vino dei ricchi. Che anche i poveri bevevano, però, diluito con la gassosa per renderlo frizzantino e gradevole: il famoso “tre quarti e una gazzosa”. Il “cacc’e mmìtte”, invece, era il vino dei poveri che bevevano i ricchi, perché molto buono. La cantina dell’avvocato Zurro, in vico Ciacianèlle, vendeva il miglior vino “Rebbullìte”, di alta gradazione; mentre la cantina Lamorgese vendeva l’inimitabile “Ccacc’e mìtte”. Ora il “Rebbullìte” è difficile da comprare perché è prodotto limitatamente, particolarmente per il consumo familiare di contadini legati alla tradizione..


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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