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LUCERA – Quando il CUP assegna un appuntamento oltre i tempi indicati sulla prescrizione, il cittadino non è obbligato ad aspettare per mesi o a pagare una visita privata. Può chiedere alla ASL di garantire la prestazione nei tempi previsti.
È quanto emerge da un caso avvenuto a Lucera. Alcune visite oculistiche prenotate a febbraio erano state fissate per dicembre, nonostante sulla prescrizione fosse indicata la priorità P, che prevede un’attesa massima di 120 giorni.
Come alternativa era stata proposta una struttura a Monte Sant’Angelo, distante oltre 65 chilometri da Lucera e difficilmente raggiungibile per le persone interessate.
Dopo alcuni tentativi di ottenere una soluzione, l’avvocato Umberto Di Gioia, che ha seguito il caso, ha chiesto formalmente alla ASL Foggia di attivare il percorso previsto per le prestazioni fissate oltre i tempi e di individuare una sede ragionevolmente raggiungibile.
Tre giorni dopo, la ASL ha riconosciuto che la data di dicembre superava il limite previsto e ha riprogrammato le visite presso il Poliambulatorio del Lastaria di Lucera.
«Molte persone non fanno valere questo diritto perché temono di essere considerate problematiche o, addirittura, di poter essere trattate peggio», spiega l’avvocato Umberto Di Gioia. «Ma chiedere il rispetto dei tempi non significa mettersi contro i medici o contro la ASL. Non significa neppure pretendere di saltare la fila. Significa chiedere che venga rispettata la priorità stabilita dal medico e che siano utilizzati gli strumenti già previsti dal sistema sanitario».
La prima cosa da controllare è la lettera riportata sulla prescrizione medica. A ogni classe di priorità corrisponde un tempo massimo entro il quale la prestazione deve essere garantita. Se l’appuntamento proposto supera quel limite, è possibile rivolgersi per iscritto alla ASL e chiedere l’attivazione del percorso di tutela.
«Non si tratta di ottenere un favore o un privilegio», conclude Di Gioia. «È un diritto riconosciuto a tutti. Conoscerlo permette di esercitarlo con fermezza e correttezza, senza paura e senza rinunciare alle cure».
Il caso non risolve il problema generale delle liste d’attesa, ma consegna ai cittadini un’informazione concreta: davanti a una data troppo lontana, aspettare in silenzio o pagare privatamente non sono le uniche possibilità.

