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29 Maggio 2026
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Pillole di Storia: Sandajuste

Quante volte abbiamo sentito, almeno quelli di una certa età, le nostre mamme pronunciare la frase: “Mò che véne Sandajuste facíme i cúnde!”, con il significato “Quando arriva tuo padre saranno guai seri per te!”
Ma chi era costui? Il modo di dire prende origine da un personaggio sicuramente leggendario, fatto vivere a Lucera ai tempi della cacciata dei Saraceni dalla città.la cui vicenda però affonda nella nella sua storia. Pertanto, è divenuto l’eroe lucerino per eccellenza, “un personaggio probabilmente costruito ad arte per far sognare gli umili e i poveri”. Chiunque è nato a Lucera non può non aver sentito qualcuno, preso dallo sconforto, citarlo, auspicando la speranza che le cose migliorassero o o che si sistemassero con la sua presenza.

Si tratterebbe del marchese Fedrigo di Montecorvino, un nobile di origine normanna, il quale, rimasto fedele agli Svevi dopo la loro caduta, si rifugiò nei boschi che circondavano Lucera, insieme a un gruppo di Saraceni anch’essi leali alla Casa sveva, diventando una specie di Robin Hood locale, che agiva in difesa dei deboli e di tutti quelli che erano vessati dagli Angioini.

Egli era solito nascondersi in un bosco ove c’era una grande quercia, soprannominata “Sandajusta”; un esemplare di roverella, alta 30 metri e di ben 6,30 metri di circonferenza, che si trovava nella contrada Fontanelle di Lucera. La quercia restata in vita per oltre nove secoli, fino a qualche anno fa, è caduta a causa di forti folate di vento, anche perché da tempo era stata certificata la morte biologica. Si narra che anche l’imperatore Federico II amasse riposarsi sotto le sue fronde, Essa rivive oggi solo nei ricordi di chi l’ammirava nella bellezza della natura.

La leggenda, tramandata oralmente, è stata ripresa da ALFREDO PITTA (Lucera 1875 – Roma 1952) nel suo romanzo “SANDAJUSTE”, che narra le vicende del nostro eroe, nel periodo immediatamente successivo alla sconfitta e morte di Manfredi, ambientate a Lucera tra il 1267 e il 1269. Il libro, edito nel 1936, ha avuto una seconda edizione nel 1964, cui è seguita una terza nel 2017 a cura di Giuseppe Trincucci, con disegni di Costantino Postiglione, Foggia, Claudio Gerenzi Editore.Il libro, una lettura cult per tutti i lucerini, è sicuramente disponibile presso le librerie di Lucera.

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