Nella civiltà contadina lucerina di una volta, il mestiere du SELLARE era molto richiesto e praticato, perché il cavallo costituiva il mezzo di trasporto più in uso. Era uno di quei mestieri che, di solito, era tramandato gelosamente da padre in figlio. Lavorando su un banchetto munito nella parte anteriore di una piccola morsa dove si fissavano le parti in lavorazione, u sellare, con l’abilità di un sarto, curando ogni più piccolo particolare, preparava in modo artigianale e professionale finimenti per cavalli (i fenenènde núve), ma aveva anche il compito di provvedere alla loro riparazione.
I materiali che usava erano il legno, il cuoio (che l’artigiano lavorava dopo averlo ammorbidito immergendolo a lungo nell’acqua) e la paglia, mentre i suoi principali arnesi erano u scannètte (lo scanno), ‘a sugghje (il punteruolo), l’aghe d’i sellare (un grosso ago), i mannare (le cesoie) ed altri Il risultato finale era il corredo completo che occorreva al cavallo: ‘a capèzze (la cavezza), i redene (le redini), ‘a sèlle (la sella), ‘a varde (il sellino ai cui lati si attaccavano le stanghe del carro), ‘a vardèlle (una sella larga e comoda), u cullare (il collare che veniva posto al collo dell’animale nell’attaccarlo al carro o nell’apprestarlo alla bisogna per i lavori agricoli per sopportare lo sforzo del tiro pesante), i vrache (le brache).
Tali produzioni erano richieste anche dai proprietari e dai professionisti lucerini, per i quali approntavano le selle per le cavalcature e i finimenti per le carrozze, ornati di briglie in ottone, campanelli e code di crine intrecciate con nastri. Famosi sellare lucerini erano maste Vincínze u sellare, detto Cuccetìlle, che aveva ‘a puteche (la bottega) in Corso Manfredi quasi sotto l’arco di Porta Troia, Petito detto Sugghja d’ Óre, che aveva (la bottega) in Via Vittorio Veneto, Ricucce sòp’u Calvaríje che aveva bottega lungo la strada che da Porta Troia portava a Porta Croce. Certo in tutti questi anni molte cose sono cambiate, e oggi solo qualche artigiano fa ancora u sellare alla vecchia maniera. Come quei calzolai che fanno le scarpe a mano e di misura.

