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Pillole Dialettali, Costume: DE CHI SÌ FIGGHJE? (a quale famiglia appartieni?)

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Immaginate una scena tipica che spesso succedeva Ammizz’u Lareghe a Lucera.
C’è una famiglia di forestieri che sta ammirando la Cattedrale e il padre (lucerino emigrato o figlio di lucerini emigrati) sta spiegando ai propri figlioli e alla moglie, che è del nord, la storia del monumento e magari raccontando aneddoti della propria infanzia accaduti in quel luogo.

Seduti sui gradini del Duomo ci sono dei vecchietti che osservano incuriositi la scena, e squadrano dalla testa ai piedi i visitatori. Essi, a un certo punto, non riescono più a trattenere la loro curiosaggine e uno di loro si rivolge al capofamiglia chiedendo se sono turisti. Il malcapitato ha la disavventura di far presente che lui è un lucerino emigrato.

A questo punto parte una domanda che è una legge statale: De chi sì figghje? O la variante: A chi appartíne? Il poveretto dice il cognome che lascia perplessi i vecchietti che non riescono a individuare la famiglia di appartenenza, Allora, il signore, con un po’ di timidezza, aggiunge il soprannome di famiglia. Allora si apre un mondo e parte immediatamente la consultazione del database dei certificati dello stato civile (altro che archivi dei servizi segreti) e in due secondi netti gli viene snocciolato tutto l’albero genealogico della sua famiglia, morti compresi, in tutte le sue linee dal medio evo ai giorni nostri, con l’indicazione di parenti che non sapeva neanche di avere.

L’emigrato e la sua famiglia a questo punto acquisiscono di diritto la cittadinanza e lo status di forestiero passa in secondo piano. Perciò gli è rivolta un’altra domanda classica: Quanne sì rrevate? Quanne te ne vaje?… e gli viene anche chiesto: Vu vulíte pegghjà nu cafè?….

La famigliola saluta e va via con la netta sensazione di appartenere anche essa alla comunità lucerina…
U ggnúre (il soprannome), nel passato, era un appellativo che si aggiungeva al nome di una persona per meglio individuarla e, spessissimo, lo sostituiva. I soprannomi nella cultura popolare, non solo di Lucera, avevano radici antiche, venivano da lontano; erano una specie di codice identificativo. Erano trasmessi ai figli, ai nipoti e, addirittura, passando di generazione in generazione, diventavano una sorta di appellativo per riconoscere una famiglia. Nella Lucera del passato, il soprannome era un modo diretto e immediato per rintracciare una persona, al punto che, nella maggior parte dei casi, essa era conosciuta solo con lo stesso. Nella realtà, il nome serviva a distinguere l’individuo nell’ambito familiare, il cognome a riconoscerlo a livello burocratico e il soprannome a individuarlo nell’ambiente sociale.

In foto – Anni 90 – Cattedrale – 1990 – Foto fornita da Massimiliano Monaco

web agency lucera

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